Albergo ristorante «Agnello d’oro» Dopo mezzo secolo finisce l’era Capozzi

Albergo ristorante «Agnello d’oro»
Dopo mezzo secolo finisce l’era Capozzi

La chiusura attuale (fino al 2 gennaio) è dovuta a lavori di manutenzione. Ma dietro quei cartelli si intravede la fine di un’epoca.

Perché l’Agnello d’oro, in piazzetta San Pancrazio, non è solo l’albergo ristorante che per oltre mezzo secolo ha ospitato i nomi e i volti più famosi del mondo dello spettacolo, della musica, dello sport, della scienza, del giornalismo e dell’arte, miscelandoli con quelli dei personaggi umili e silenziosi, creativi e dal cuore grande che rappresentano il tessuto sociale della Bergamo migliore. In fondo la sua stessa posizione ¬ nel cuore di Città Alta – è di per sé un pezzo di storia che affonda le sue radici nel 1600 (quando già in quel posto esisteva una locanda con ristoro e camere) ma che vive la sua età dell’oro a partire dal 1964. In quell’anno, infatti, lo stabile divenne oggetto dapprima di uno degli ultimi interventi di restauro previsti nell’ambito del grande progetto di riqualificazione di Città Alta curato dall’ingegnere Luigi Angelini, e successivamente delle attenzioni di Pino Capozzi, aviere dirottato sulla ristorazione, che ormai da una quindicina d’anni inseguiva l’occasione buona, per nulla scoraggiato da un paio di esperienze poco felici. Pino, barese di Gioia del Colle trapiantato a Bergamo nel 1947, si fiondò all’appuntamento con Remo Locatelli - esponente della prestigiosa famiglia milanese tuttora proprietaria dell’immobile - con il vestito buono della festa e con una Fiat 1300 di cui aveva pagato solo la prima rata. Ottenne i locali in affitto e avviò l’attività, anche grazie all’aiuto sulla fiducia di Luigi Rizzi, commerciante di prodotti petroliferi di Gorle. Storie d’altri tempi.

Sta di fatto che da lì cominciò l’epopea dell’Agnello d’oro, con Pino assistito dapprima dalla moglie Elena Guindani (bravissima in cucina: fu lei a insegnare al marito prima di volare in cielo nel 1971, rapita da un brutto male) e dal giovane figlio Pier Carlo (nato nel 1951) al quale nel 1972 venne affidata la gestione del nuovo hotel Città dei Mille, appena costruito. Poi, quando ne ebbe l’età, entrò in campo il secondogenito Massimo (nato nel 1957), che ha gestito il locale dopo la scomparsa, nel 2012, di Pino. Che nel 2009 aveva sposato in seconde nozze Stella Silipo, rimasta attiva nel dare il suo contributo anche in questi anni. Anni di crisi generalizzata dal punto di vista economico, nei quali comunque l’Agnello d’oro ha sempre goduto del riscontro positivo della clientela, mantenendo elevata la qualità della sua cucina tipica bergamasca.

Finché, negli ultimi mesi, la famiglia Locatelli ha manifestato l’intenzione di rientrare in possesso dei muri per dare continuità all’insegna, ma sotto la sua diretta gestione. Il passaggio di mano (al momento sono in corso i perfezionamenti della trattativa) è in programma per il primo trimestre del 2017.

Dopodiché, è vero, l’Agnello d’oro andrà avanti. Ma l’uscita di scena della famiglia Capozzi, dopo più di mezzo secolo, in chi ha vissuto e amato una certa Bergamo non può non lasciare un po’ di magone.


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