Gori: «Continuerò a fare il sindaco» Ma il centrodestra  scende in piazza

Gori: «Continuerò a fare il sindaco»
Ma il centrodestra scende in piazza

Giornata importante per Giorgio Gori che ha presentato a Milano la sua candidatura. Lo slogan? «Andiamo a cominciare».

Il sindaco di Bergamo, sostenuto da una coalizione di centrosinistra composta dal suo partito, il Pd, da Campo progressista, Lombardia civica, Verdi, Partito socialista e Italia dei Valori, si è candidato per governare la Regione e nel pomeriggio di sabato 18 novembre la presentazione ufficiale per l’avvio ufficiale della campagna. «Andiamo a cominciare» è lo slogan che campeggia all’Auditorium Mahler. Con una precisazione: «Voglio continuare a fare il sindaco. Nei prossimi mesi dovrò farmi il doppio di tutti quanti, perché voglio fare bene quello e voglio fare bene la campagna elettorale».

Poi subito la campagna politica: «Bisogna dare una rotta a una Regione che va ma non ha una guida e manca di una visione» ha detto il sindaco di Bergamo. «Partiamo - ha sottolineato - anche se in verità siamo partiti da qualche mese: se avessimo aspettato, non so se sarebbe stata una buona cosa. Ho girato la Lombardia - ha proseguito Gori - per ascoltare e capire e ho capito tre cose. La prima è che bisogna dare una rotta a una regione che va, ma non ha una guida e manca di una visione. La seconda è che esistono idee, energie e competenze per fare le cose. La terza cosa è che molti vedono la regione come una istituzione lontana, astratta e opaca, ma ha invece molto poteri e incide nella vita dei cittadini». Secondo il candidato del centrosinistra, la Lombardia guidata da Roberto Maroni «assiste ai cambiamenti dei territori senza esprimere una capacità di guida».

«L’obiettivo dei prossimi anni è di creare piena e buona occupazione. È possibile non solo a Milano o a Bergamo, ma in tutti gli altri territori. E lo faremo attraverso un grande patto per il lavoro per il quale coinvolgeremo tutti, facendolo nascere dal basso» ha detto Giorgio Gori parlando alla convention. Gori ha detto che la priorità è «il lavoro delle donne» e lo spirito di fondo è uno «sviluppo economico inclusivo», che passa anche attraverso «l’aumento del numero di istituti tecnici» e la valorizzazione dei contratti di apprendistato.

Gori ha parlato anche di immigrazione: «Non voglio giocarla in difesa la partita dell’immigrazione, ma all’attacco. Perché siamo noi che ci giochiamo la battaglia per la legalità, l’integrazione e la dignità delle persone, non chi sfrutta la paura e dice ’tanto meglio tanto peggi”». La sua proposta è di rendere la Regione protagonista del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, ma senza «parcheggiare per 18 mesi questi ragazzi arrivati dall’Africa», perché «se non fanno nulla in attesa dell’esame della loro domanda influiscono negativamente sulla «percezione che i cittadini hanno dell’immigrazione». Gori immagina l’obbligo di stare «20 ore a scuola e 20 ore al lavoro, a imparare il lavoro degli artigiani», perché «formazione, lavoro, legalità e integrazione sono un tutt’uno con la sicurezza». Finora, secondo il sindaco di Bergamo, «sul tema dell’immigrazione la Regione Lombardia ha dato il peggio di sé, rispetto ad altre Regioni: zero regia, zero aiuti, anzi ostacoli ai sindaci che hanno accolto. Siamo stati lasciati soli ad affrontare questo problema».

Sulla candidatura di Gori il centrodestra bergamasco è compatto e, nel giorno dell’investitura del primo cittadino alla corsa per la presidenza della Regione, è tornato in piazza unito per protestare contro «un sindaco di cui ormai vediamo solo l’ombra». Non a caso, accanto ad alcuni dei venti gazebo allestiti in città da Forza Italia, Lega Nord, Lista Tentorio e Fratelli d’Italia, è comparsa una sagoma nera con la fascia tricolore e la scritta «Chi mi ha visto?», preparata ad hoc proprio per ironizzare sull’assenza del sindaco dalla città.

L’occasione è propizia per tirare le somme sui primi tre anni di lavoro della giunta Gori e per iniziare a mettere insieme le idee di un programma elettorale, anche se alle urne si andrà presumibilmente nella primavera del 2019. «Ci siamo mobilitati per raccogliere il parere dei bergamaschi sull’operato dell’Amministrazione. – hanno detto Stefano Benigni (Forza Italia), Alberto Ribolla (Lega Nord), Andrea Tremaglia (Fratelli d’Italia) e Danilo Minuti (Lista Tentorio) – Secondo noi ha lasciato diverse questioni negative, dal commercio alla sicurezza, dal degrado delle zone centrali e periferiche, alla mancanza dei militari sul territorio e delle forze dell’ordine di quartiere».

Su altri fronti politici il candidato presidente per le Regionali dei grillini arriverà sabato prossimo. Il Movimento 5 Stelle ha presentato nella cornice dell’Auditorium Gaber di Palazzo Pirelli, il programma in vista delle prossime regionali, ed è stato elaborato nel corso degli incontri intitolati “#OraToccaANoi” in diverse province lombarde. Sul palco si sono alternati tutti i consiglieri regionali uscenti del Movimento, tra cui il bergamasco Dario Violi. E sabato prossimo, 25 novembre, ci sarà l’annuncio del candidato presidente, che verrà scelto assieme ai prossimi candidati consiglieri, in una votazione a doppio turno sulla piattaforma Rousseau. Violi è tra i favoriti visto che oltre a lui si sono candidati «solo» altri due attuali consiglieri (Eugenio Casalino ed Andrea Fiasconaro) e i parlamentari Dino Alberti e Massimo De Rosa.

Su L’Eco di Bergamo del 19 dicembre due pagine di approfondimento


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