Bergamo, cantiere sequestrato - Foto
La Lega solleva il «caso moschea»

Da qualche giorno sul cancello dell’ex concessionaria Fiat di via San Fermo, compare un cartello «immobile sottoposto a sequestro» firmato dalla Guardia di Finanza e dalla Digos di Bergamo. Lo spiega in un comunicato stampa la Lega Nord, che parte all’attacco sostenendo che l’area sarebbe stata rilevata per costruire «una nuova moschea». L’assessore Angeloni: «Il Comune di Bergamo è a conoscenza della situazione dal febbraio 2015. La prima segnalazione alla Digos è nostra e risale a 10 mesi fa».

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I sigilli sul cantiere

La Lega nel comunicato diffuso il 29 dicembre cita «il Centro Islamico di Bergamo» sostenendo che l’ente avrebbe «rilevato» l’area, «con l’intenzione di ricavarci una nuova moschea». Dalle prime verifiche però la questione appare più complessa: dal Centro Islamico infatti si dissociano, sostenendo che «l’operazione» sarebbe stata effettuata da un soggetto esterno all’associazione e di aver avvertito gli organi competenti. La prima segnalazione, dalla quale è scaturita l’indagine che ha portato al sequestro, sarebbe partita dal Comune di Bergamo mesi fa, prima che l’operazione venisse conclusa.

La polemica, intanto, divampa. «La Lega sta controllando questo cantiere fin dalle prime impalcature montate un paio di mesi fa – dichiara Daniele Belotti, segretario provinciale della Lega Nord di Bergamo – e immediatamente ha segnalato l’anomalia dei lavori visto che non è ancora stato concesso alcun cambio di destinazione d’uso dell’area». E nel comunicato sostiene che la situazione «forse è legata a una truffa all’interno della stessa comunità in merito all’acquisto e alla ristrutturazione dell’immobile». «Presenteremo subito un’interrogazione al sindaco – aggiungono i consiglieri comunali della Lega a Palafrizzoni, Alberto Ribolla e Luisa Pecce – per capire i motivi di questo sequestro e vigileremo affinché il sindaco Gori non si inginocchi nuovamente verso La Mecca concedendo scorciatoie o preferenze verso gli islamici». «Di certo – ribadisce Belotti, rincarando la dose – la Lega non abbassa la guardia perché un luogo di culto di una religione che discrimina le donne e per la quale vengono sgozzati e massacrati gli “infedeli” cristiani, non è assolutamente compatibile con la nostra cultura».

In serata la replica di Palafrizzoni. In un comunicato si legge: « Il Comune di Bergamo è a conoscenza della situazione dal febbraio 2015. La guardia della Lega non sembra certo così alta: Belotti e i suoi sono solamente in ritardo». Non le manda a dire l’assessore del Comune di Bergamo Giacomo Angeloni, in riferimento al comunicato stampa della Lega Nord, nel quale quest’ultima si arroga i meriti del monitoraggio di una presunta mosche abusiva sul suolo cittadino.

«La prima segnalazione alla Digos è nostra – prosegue Angeloni – e risale a 10 mesi or sono. Belotti non conosce i fatti: la comunità islamica di via Cenisio non ha comprato l’area, ma pare sia stata truffata al suo interno. Episodi come questi denotano tre cose: il blocco della pianificazione sui luoghi di culto rischia di favorire fughe in avanti di pezzi delle comunità religiose, che la Lega non perde occasioni per insultare le alterità e che il Comune di Bergamo continua il dialogo con le comunità senza dare spazio a chi opera al di fuori del dialogo e della correttezza. Lo dimostrano i sigilli sull’area vicina alla ex Tastex e le segnalazioni di abusi in via Quarenghi».

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