Bergamo per Aleppo Città Alta si accende di candele

Bergamo per Aleppo
Città Alta si accende di candele

Venerdì alle 17.30 manifestazione davanti al Comune. Sabato dalle 19 alle 19.30 Città Alta illuminata dalle candele. Lo annuncia il sindaco Giorgio Gori attraverso i canali social.

Bergamo si ferma quindi per Aleppo e per una strage che il mondo sta vivendo con grande dolore. Dopo le tante immagini e i video che arrivano nelle case dei bergamaschi, anche la nostra città vuole riflettere ancora una volta sui tanti morti e il tanto dolore che sta insanguinando la Siria e in particolare la città di Aleppo.

Proprio nella mattinata di martedì 21 dicembre la tv di Stato siriana ha annunciato che l’evacuazione di civili e miliziani da Aleppo est è ripresa dopo lo stallo che si era registrato. Anche fonti delle opposizioni armate confermano il raggiungimento di un accordo per sbloccare la situazione che ha causato continui morti tra i civili.

Per riflettere sulla strage di Aleppo e per dire no alla continua violenza in atto,venerdì alle 17.30 manifestazione davanti al Comune di Bergamo. Sabato dalle 19 alle 19.30 Città Alta spegnerà le sue luci e sarà illuminata dalle candele.

«Dopo cinque anni di guerra, con un bilancio spaventoso in termini di vite umane, di profughi e di distruzioni, con bombardamenti che hanno preso di mira persino gli ospedali, il conflitto siriano è ancora ben lontano da una soluzione. Non possiamo più tacere. Già il fatto che la comunità internazionale abbia assistito per anni impotente a questo massacro interpella le nostre coscienze» spiega il Tavolo della Pace di Bergamo, che ha indetto proprio il presidio a Palazzo Frizzoni volto «a sensibilizzare per quanto possibile la popolazione su una vicenda spesso ignorata o relegata ai margini dai media», proponendo a «tutte le associazioni e istituzioni cittadine interessate alla questione Siria – e più in generale al tema della pace – di partecipare a un lavoro di confronto e approfondimento sul tema della crisi del movimento per la pace, che si interroghi sul perché di un silenzio durato anni e su cosa significa per noi oggi parlare di pace alla luce di una situazione geopolitica in rapido, continuo e spesso imprevedibile movimento».


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