Bergamo come Firenze, stretta sul decoro  Città Alta: saranno «vietati» alcuni negozi

Bergamo come Firenze, stretta sul decoro
Città Alta: saranno «vietati» alcuni negozi

Entro l’estate il nuovo regolamento per stabilire un decoro architettonico nelle aree di interesse storico in città bassa e in Città Alta saranno anche proibite nuove aperture di alcune tipologie di esercizi commerciali. Leggi.

ll Comune al lavoro per cercare di tutelare e valorizzare le aree di maggiore prestigio a Bergamo: la Giunta sta impegnandosi per approvare nelle prossime settimane una delibera che prevede disposizioni e interventi precisi per salvaguardare il decoro delle aree storiche della città non solo da un punto di vista architettonico, – intervenendo su insegne e vetrine – ma, limitatamente a Bergamo Alta, anche per quel che riguarda le categorie merceologiche consentite.

Più qualità e una maggiore capacità attrattiva della città: sono questi gli obiettivi contenuti nella bozza del provvedimento. Le aree interessate dal documento sono quelle del centro città, di Bergamo Alta e Borgo Canale, dei Borghi Pignolo, Santa Caterina, Palazzo (fino all’intersezione con via Serassi), Sant’Alessandro e San Leonardo, via Quarenghi compresa. Vetrine, accessi, insegne in armonia con lo stile architettonico e i colori degli edifici in cui si inseriscono; illuminazione che non altera la percezione dello spazio pubblico circostante; oscuramento delle vetrine dei negozi sfitti; l’obbligo di utilizzo delle vetrine con mere finalità espositive, in modo da garantire il decoro sulle vie su cui si affacciano: sono tra le principali prescrizioni che l’Amministrazione propone di adottare per le attività commerciali in tutta l’area del Distretto Urbano del Commercio.

Il secondo aspetto fondamentale riguarda invece Bergamo Alta: l’obiettivo è quello di evitare che la vocazione turistica del centro storico stravolga il tessuto commerciale e conseguentemente sociale del centro storico. Per farlo il Comune si avvale della recente legge Franceschini, introdotta solo lo scorso dicembre (d.lgs. 222/2016) e che «consente ai Comuni di individuare aree pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico nelle quali vietare o sottoporre a condizioni particolari l’esercizio del commercio»: Bergamo diverrebbe la seconda città in Italia, dopo la sola Firenze, ad avvalersi di questo strumento.

Il Comune ha individuato delle categorie merceologiche il cui insediamento non sarà ammesso – da ora in avanti, visto che il provvedimento non può avere effetto retroattivo – tra le Mura venete: tra queste spiccano fast food e self service, friggitorie, take away e vendita di cibi d’asporto (in esercizi senza posti a sedere), ma anche centri massaggi o benessere, distributori automatici, sexy shop.


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