Bocia, richiesta la sorveglianza speciale Tre anni e obbligo di soggiorno a Bergamo
Claudio Galimberti

Bocia, richiesta la sorveglianza speciale
Tre anni e obbligo di soggiorno a Bergamo

La richiesta, pesantissima, è arrivata il 4 febbraio nel pomeriggio. Richiesta per il Bocia la sorveglianza speciale per una durata di tre anni.

Il pm Laura Cocucci ha chiesto per Claudio Galimberti, detto «Bocia», 42 anni, leader della Curva Nord, l’applicazione della misura di sorveglianza speciale per una durata di tre anni con obbligo di soggiorno nel Comune di Bergamo.

Ciò implica che, se verrà accettata la proposta del giudice, nelle ore serali il Bocia avrà il divieto di uscire e inoltre non potrà allontanarsi senza autorizzazione delle forze dell’ordine dal Comune di Bergamo.

Ora il Consiglio dei giudici, presieduto dal giudice Vito Di Vita, valuterà la richiesta e scioglierà la riserva nei prossimi giorni.

Contrari gli avvocati di Galimberti Andrea Pezzotta, Federico Riva e Giovanni Adami, che hanno chiesto la non applicazione per mancanza di presupposti.

Sono due le denunce che hanno indotto la questura a chiedere la sorveglianza speciale. Secondo le accuse l’8 ottobre scorso il capo ultrà avrebbe preso a schiaffi un giovane che lo aveva rimproverato, dopo averlo sorpreso a imbrattare un muro in Borgo Santa Caterina con la scritta «Digos infami». E la sera del 5 settembre 2015, fresco di notifica di un nuovo Daspo quinquennale per il «caso porchetta», mentre al Comunale l’Atalanta giocava per il trofeo Bortolotti si presentò in questura spalleggiato da un centinaio di ultrà. A quanto pare non ci fu solo un sit-in di protesta: si è appreso infatti che Galimberti sarebbe entrato in questura arrabbiatissimo, minacciando e insultando il dirigente della Digos, Giovanni Di Biase. Comportamento che gli è costato una denuncia per minacce aggravate e oltraggio a pubblico ufficiale.

Il problema non sono le denunce di per sé, ma l’«avviso orale» che nel mese di giugno il Bocia aveva ricevuto dal questore Girolamo Fabiano. Si tratta di una misura blanda che, semplificando, consiste in un invito da parte dell’autorità a mettere la testa a posto. Chi disattende l’avviso, però, rischia di subire un provvedimento più duro: quello della sorveglianza speciale appunto. Si tratta di una misura di prevenzione riservata alle persone ritenute «pericolose per la sicurezza», che implica pesanti restrizioni della libertà personale come il ritiro di patente e passaporto, l’obbligo di rimanere a casa la sera dopo una certa ora, il divieto di frequentare pregiudicati, l’invito a non frequentare abitualmente determinati locali o riunioni pubbliche, fino al divieto (o all’obbligo) di dimora in un determinato Comune, riservato ai casi più gravi. Il tutto per un periodo da uno a cinque anni.

L’avviso orale del questore per Galimberti era partito a seguito del tentativo del capo ultrà di entrare allo stadio con una testa di porchetta, che avrebbe voluto consegnare a spregio nelle mani della polizia. Era il 12 aprile e mancavano solo 8 giorni alla sentenza del maxi processo al tifo violento (è stato condannato in primo grado a tre anni). Ad ogni modo, per la questura, anche dopo l’avviso orale il Bocia non avrebbe cambiato condotta e lo testimonierebbero le due denunce di settembre e ottobre. Da qui la richiesta di sorveglianza speciale.

Nei giorni scorsi sul web erano circolati diversi messaggio di solidarietà e vicinanza nei confronti del Bocia, con particolare riferimento alle numerose attività di solidarietà a lui organizzate insieme alla Curva Nord. Tra gli altri, avevano mandato testimonianze di vicinanza l’ex atalantino Marino Magrin, l’ex dg Pierpaolo Marino, don Alberto Ferrari, parroc di Moglia (paese del mantovano colpito dal terremoto), i compagni di squadra dell’Ares Redona, l’ex capitano dell’Aquila Rugby Maurizio Zaffiri, Giorgio Sandri, padre dell’ultrà laziale Gabriele Sandri, ucciso da un poliziotto, l’artista Andrea Mastrovito e diversi genitori di bambini malati o con patologie curate grazie alla raccolta fondi della Nord.


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