Chiesti i domiciliari per Bossetti - video
Il legale dei Gambirasio: sono sconvolto

Ultima udienza prima della pausa natalizia per il processo a carico di Massimo Giuseppe Bossetti. E Bossetti torna a parlare in aula dopo l’interrogatorio del collega Giuseppe Maggioni. Intanto i legali di Bossetti hanno chiesto gli arresti domiciliari.

Accantonati per un attimo i temi del Dna e le indagini tecniche per stabilire se fosse suo il mezzo ripreso dalle telecamere attorno al centro sportivo di Brembate Sopra, lunedì 21 dicembre Massimo Maggioni si è seduto al banco dei testimoni ribadendo la suae straneità nei confronti del caso di Yara Gambirasio.

Maggioni è un ex collega di Bossetti (lavoravano insieme al cantiere di Palazzago, via Pratomarone) che nel processo risulta parte offesa (si è costituito parte civile) del reato di calunnia. Secondo le accuse, infatti, nel corso di un interrogatorio Bossetti avrebbe cercato di gettare ombre di sospetto su Maggioni, pur sapendolo innocente, sostenendo che fosse attratto da ragazzine e che potesse essere entrato in possesso del suo Dna da uno straccio che gli aveva prestato oppure da attrezzi di proprietà di Bossetti che sarebbero spariti dal cantiere.

«Non ho mai detto che Bossetti restava impassibile quando nel cantiere di Palazzago veniva Fulvio Gambirasio. Restava in silenzio, ma come tutti noi». Lo ha precisato in aula Massimo Maggioni. Il muratore ha poi aggiunto di non aver mai notato cambiamenti nel comportamento di Bossetti. Il papà di Yara si recava nel cantiere per effettuare delle misure: la sua azienda forniva infatti delle guaine. «Quando lo vedevamo si restava un po’ così, un po’ straniti». Maggioni ha detto di conoscere Fulvio Gambirasio fin da piccolo, perché cresciuti entrambi a Brembate Sopra, ma che le loro famiglie non si frequentavano. A proposito della scomparsa di Yara, Maggioni ha spiegato che con Bossetti si parlava «solo di quello che scrivevano i giornali».

Dopo l’interrogatorio di Maggioni, Massimo Bossetti in aula è tornato a parlare: «Buongiorno a tutti - ha iniziato così l’imputato alzandosi in piedi -, quello che ho detto riferendomi a Maggioni, quella volta che ho parlato con il pm, era una semplice esternazione di un sospetto: sono sempre stato rispettoso, educato e gentile con il pm e da subito avevo detto che non volevo accusare nessuno e solo dare un sospetto investigativo».

«Se però dopo mi accusano di calunnia - continua Massimo Bossetti - questo aspetto non lo vedo chiaro: se uno sente di avere un dubbio, un sospetto, dovrebbe essere ascoltato. Se poi tutto risulta infondato, va bene. Io non volevo calunniare nessuno».

In Tribunale sono stati sentiti poi Andrea Pesenti, muratore e collega di Bossetti e Maggioni, l’architetto Sergio trivella e la fisioterapista di Maggioni Michela Locatelli, tutti interventi necessari per ricostruire i movimenti di Bossetti nei giorni della scomparsa di Yara Gambirasio, così come per verificare eventuali perdite di sangue da parte di Bossetti in cantiere, sangue su stracci o attrezzi del cantiere che potrebbero spiegare il suo Dna sul corpo della ragazza di Brembate Sopra. Tra gli episodi ricordati quello di un incidente in cui Bossetti di tagliò con un distanziatore, ferendosi a una mano.

Con un colpo di scena: gli avvocati di Massimo Bossetti hanno presentato istanza alla Corte per trasformare l’arresto in carcere in arresti domiciliari con braccialetto elettronico, in base alle nuove disposizioni di legge. Una richiesta avvalorata da diverse motivazioni: la mancanza di pericolosità dell’imputato, il fatto che Bossetti fosse incensurato al momento dell’arresto e che le manette siano scattate dopo 4 anni dalla vicenda (non c’è pericolo di reiterazione). Inoltre il muratore di Mapello avrebbe tenuto in questi mesi di detenzione una condotta ineccepibile in carcere. Da qui la richiesta a cui la Corte si è riservata di decidere.

«Chiediamo di sostituire la misura di custodia cautelare in carcere con arresti domiciliari e braccialetto elettronico» ha detto l’avvocato Paolo Camporini nell’udienza. Secondo il legale non c’è pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e reiterazione del reato: «La casa di Bossetti è in un posto isolato, facilmente sorvegliabile».

L’avvocato Enrico Pelillo, legale dei genitori di Yara Gambirasio, si è detto «sconvolto» dalle parole usate dalla difesa di Massimo Bossetti per chiedere i domiciliari. «L’imputato e la vittima appartengono a mondi diversi - ha detto Pelillo - Il primo è vivo, Yara è al Creatore». La pm Letizia Ruggeri si è opposta alla richiesta della difesa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA