Bossetti, è ergastolo - Video Condannato per l’omicidio di Yara
L’arresto di Bossetti nel 2014

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Condannato per l’omicidio di Yara

La sentenza della Corte d’Assise di Bergamo per il muratore di Mapello accusato di aver ucciso la tredicenne Yara Gambirasio, scomparsa a Brembate Sopra il 26 novembre 2010 e trovata morta a Chignolo d’Isola tre mesi dopo.

La Corte d’Assise ha emesso il verdetto nella serata di venerdì 1° luglio, poco dopo le 20,30: ergastolo per Massimo Bossetti, muratore di Mapello arrestato nel 2014 con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio. La Corte ha stabilito anche una risarcimento provvisionale di 400 mila euro a testa per i genitori di Yara e 150 mila per ciascun fratello della ragazzina. Bossetti è stato invece assolto dall’accusa di aver calunniato il collega Maggioni: il fatto, secondo i giudici, non sussiste. Non è stata accolta la richiesta di isolamento. Con la condanna all’ergastolo, i giudici della Corte d’assise di Bergamo hanno inoltre tolto la potestà genitoriale a Massimo Bossetti in relazione ai suoi tre figli, tuttora minori.

La prova del Dna è stata «decisiva». Lo ha detto il procuratore di Bergamo Massimo Meroni commentando la condanna all’ergastolo per Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio. «Siamo arrivati a metà strada nel senso che questa è una sentenza di primo grado, è stata un’inchiesta difficile e la collega Ruggeri è stata fantastica», ha aggiunto.

La sentenza è arrivata dopo la 45a udienza di un processo difficile, accompagnato spesso da polemiche, sul quale l’attenzione di media locali e nazionali è stata ai massimi livelli. In mattinata Bossetti ha preso parola per le dichiarazioni spontanee, cercando di convincere la Corte d’Assise presieduta da Antonella Bertoja (a latere Ilaria Sanesi e 6 giudici popolari, più un supplente) della sua innocenza, che va sostenendo dall’inizio del processo e, ancor prima, dalla data del suo fermo come presunto autore del delitto (era il 16 giugno 2014).

«Ancora oggi vi supplico, vi imploro, datemi la possibilità di fare questa verifica – ha detto in aula –, ripetete l’esame sul Dna, perché quel Dna trovato non è il mio. Se fossi l’assassino sarei un pazzo a dirvi di rifarlo. Sarei felice di incontrare i genitori della piccola Yara, di guardarli negli occhi perché conoscendomi saprebbero che l’assassino è ancora in libertà, poiché anche loro sono vittime di chi non ha saputo trovare il colpevole». Parole che non sono servite a convincere i giudici.

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