Ceneri, cosa vince la morte
Il rito delle Ceneri in Cattedrale a Bergamo

Ceneri, cosa vince
la morte

A smentire chi è convinto che la Chiesa stia diventando troppo «mondana», c’è anche il fatto che, fra le tante riforme degli ultimi anni, a nessuno sia venuto in mente di abolire il rito delle Ceneri che apre il tempo quaresimale, rito che la liturgia del primo giorno di Quaresima non a caso definisce «austero». È evidente infatti che se getti della cenere in testa a uno significa che vuoi ricordargli qualcosa che uno di solito preferisce dimenticare: «Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris» ti dice infatti il prete mentre cosparge il tuo capo di cenere.

Polvere, non sei altro che polvere: da lì sei venuto (meglio: sei stato tratto fuori cfr Gen 2,7 e Gen 3,19) e lì tornerai. Non c’è che dire, è un duro colpo assestato alla superbia di tanta gente d’oggi, colpo accentuato da quell’«in pulverem reverteris» (in polvere ritornerai) che Blais Pascal con ironia così chiosava: «Per quanto bella sia stata la commedia in tutto il resto, l’ultimo atto è sempre sanguinoso. Alla fine, con una vanga si getta della terra sulla testa. Ed ecco fatto, per sempre». Brutale accenno alla morte, la tua morte of course, vero? Effettivamente sì.

Forse sarà per questo che la stragrande maggioranza dei celebranti ha ripiegato sull’altra formula che ha il pregio di suonare non solo più rassicurante, ma anche più fedele al messaggio di Cristo: «Convertiti e credi al Vangelo». Ma anche in questo caso è meglio andarci cauti perché, se le parole sono diverse, la cenere è la stessa cioè il prodotto della combustione degli ulivi della domenica delle palme, per ammonirci ancora una volta che «sic transit gloria mundi!». Che poi la conversione a cui si è invitati sia tutt’altro che una passeggiata, bisognerebbe chiederlo a quelli di Ninive ai quali il riluttante Giona aveva annunciato con perfida soddisfazione: «Ancora 40 giorni e sarete distrutti» (Gio 3,5-9). La città poi si era salvata, perché dal re all’ultimo degli schiavi non solo si erano cosparsi di cenere, ma si erano anche convertiti cioè avevano decisamente cambiato vita e mentalità.

Insomma è evidente che con il rito delle ceneri la Chiesa intende richiamarci che la vita e la fede sono «il caso serio» come diceva H. U. Von Balthasar. Per ricordarci che l’allegria trasgressiva del carnevale va bene, ma se dura 4 giorni, perché poi inizia la vita vera che di giorni ne dura quaranta (i vecchi bergamaschi che erano gente di spessore dicevano che «la festa l’è bèla quando l’è cürta»). Vallo tu a dire alla gente d’oggi che ha deciso di invertire i tempi e di far durare il carnevale 40 giorni e la quaresima 4…e a volte neanche quelli. Cenere sul capo e parole brevi, chiare e inequivocabili, seguite da indicazioni altrettanto precise sul da farsi per sei settimane: digiuno, elemosina e preghiera. È un bene che almeno in questo caso la Chiesa non si preoccupi troppo di spiegare o giustificare, ma ponga segni precisi che uno sia libero di accettare o rifiutare. È vero che molti preti lamentano che la gente consideri le ceneri una sorta di benedizione alla stregua delle candele di San Biagio o dell’acqua santa dei santuari…che importa? Le consideri come vuole, purché la cenere scompigli le capigliature cosparse di gel dei ragazzi, quelle curate degli adulti, quelle camuffate con i più improbabili colori dagli anziani, purché si faccia notare sulle teste dei calvi e provochi un energico lavaggio di quelle zazzerute, purché rappresenti una piccola contestazione e provochi un piccolo fastidio all’andazzo imperante per il quale l’apparire conta più dell’essere. Infine quando arriva il mercoledì delle ceneri mi viene ogni volta in mente un racconto letto da ragazzo: il Principe Felice di Oscar Wilde.

La favola della statua del principe che con l’aiuto di una rondine si spogliò di tutto l’oro e le pietre preziose che lo ricoprivano per aiutare i poveri di cui non si era mai accorto finché visse chiuso nel suo palazzo. E quando la statua, ridotta a rottame, fu gettata nel fuoco, questo la consumò tutta, ma non il cuore che Dio raccolse e portò in cielo assieme alla rondinella uccisa dal freddo…Ebbene questa storia mi sembra riveli il messaggio delle ceneri di inizio quaresima: guarda che la vita ti spoglierà e la morte ti consumerà e di te alla fine non resterà che un mucchietto di cenere. Ma se avrai amato il prossimo e ti sarai lasciato amare da Dio, il tuo cuore neanche la morte potrà distruggerlo e il Signore lo unirà al suo per sempre.


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