Comune, frasi offensive alla collega  Lui sospeso, ma lei viene trasferita

Comune, frasi offensive alla collega
Lui sospeso, ma lei viene trasferita

Otto giorni di sospensione al funzionario. Il trasferimento della dipendente è al vaglio della commissione Trasparenza.

Se i muri di palazzo Frizzoni potessero parlare verrebbe alla luce materiale per un’intera sceneggiatura da legal thriller. Ci sono: un funzionario dalle offese facili, una dipendente stanca degli appellativi, una denuncia con successiva commissione disciplinare e pesante sanzione nei confronti di lui, l’improvviso trasferimento di lei. Su quest’ultimo passaggio si è posata la lente della commissione trasparenza che oltre alla fibrillazione dei dipendenti ha raccolto tutto il carteggio sullo scottante caso per scandagliarlo a fondo. Lo farà intorno alla metà di gennaio dopo che nella prima seduta, convocata a metà dicembre senza comunicare ora e luogo, i commissari hanno stabilito di procedere con «l’istruttoria» prevista in forma pubblica (salvo necessità di testimonianze da parte dei diretti interessati e quindi a porte chiuse per tutelarne la privacy).

Per capire meglio cosa verrà esaminato è doveroso ricapitolare la vicenda. In primavera una dipendente di Palafrizzoni presenta una segnalazione contro un funzionario, suo superiore, che da troppo tempo le si rivolge con appellativi definiti sessisti. In suo sostegno arriva anche la testimonianza di due colleghe che confermano il poco tatto dell’uomo nei loro confronti. La commissione disciplinare di Palafrizzoni ascolta «accusa e difesa» e stabilisce otto giorni di «sospensione del servizio con privazione della retribuzione», una sanzione pesante che raramente si vede dalle parti di piazza Matteotti. Fino a qui tutto regolare e nessuna contestazione nel merito. Però qualche settimana più tardi, durante l’estate, viene deciso e ratificato il trasferimento della dipendente autrice della denuncia in un altro ufficio. Il presunto vulnus sta nel fatto che, secondo le prime verifiche dei commissari, lo spostamento non sarebbe stato una sua esplicita richiesta, anzi.

È proprio su quest’ultimo punto che la Trasparenza è chiamata a fare luce. È stata davvero rimossa contro la sua volontà? Perché è stata spostata l’autrice della denuncia e non il funzionario? Potrebbe essere un rischioso precedente? Il caso è finito anche sulle scrivanie dei rappresentanti sindacali, ora in attesa di sviluppi prima di prendere posizione ufficiale. I commissari, consapevoli della delicatezza della vicenda, hanno deciso di procedere stipulando un «patto di riservatezza». Ma i sussurri partiti dai corridoi di Palafrizzoni sono arrivati a tutta la galassia dei dipendenti comunali, che da settimane non parlano d’altro. La verità, sempre che ce ne sia una, sbucherà durante le prossime commissioni chiamate ad accertare la correttezza dell’operato di tutti i protagonisti di questa vicenda.


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