Salute, consulti online per 2 su 3 Ma il Web non può curare

Salute, consulti online per 2 su 3
Ma il Web non può curare

l dato emerge dallo studio dell’Osservatorio di Reale Mutua. Quasi il 60% dei bergamaschi sostituisce il dottore con ricerche in Rete.

Sul web circola di tutto, e non sempre le informazioni a cui si approda hanno basi scientifiche. Eppure, sempre più persone si affidano alla Rete come se fosse un dottore con camice bianco, c’è addirittura chi dal medico in carne e ossa non ci va più, e, tra chat e «navigazioni», fa del web la sua personale clinica. Un fenomeno a cui neppure i bergamaschi si sottraggono.

E a dirlo è una recentissima ricerca effettuata dall’Osservatorio sul welfare di Reale Mutua: l’indagine Cawi (ovvero con interviste via Internet) è stata effettuata da Nextplora (un istituto di ricerca di marketing) su un campione rappresentativo in termini di età, sesso e residenza. L’indagine è volta a fornire una fotografia sulla propensione dei bergamaschi all’uso della Rete e della tecnologia in campo sanitario per il proprio benessere psicofisico.

Ebbene, ne è emerso che nell’ultimo anno più di due bergamaschi su tre (il 68%) hanno cercato sul web informazioni sulla propria salute o quella di un familiare.Secondo il report, i bergamaschi si rivolgono al web in primo luogo per cercare informazioni e consigli di autodiagnosi e per capire come affrontare una determinata patologia (63%), ma anche per ottenere indicazioni sull’utilizzo di farmaci (42%), sulle misure da adottare per prevenire l’insorgere di determinate problematiche (34%) e sull’impiego di integratori alimentari nella propria dieta (24%). In sostanza, non è affatto raro che si accenda il computer per avere un consulto con «doctor web»


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