La frenata di Salvini sull’ordinanza Gori: mantenere gli accordi presi
Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana

La frenata di Salvini sull’ordinanza
Gori: mantenere gli accordi presi

La frenata di Salvini sull’ordinanza regionale di Fontana. Il muro dei sindaci.

La seconda ondata ha convinto città e regioni a chiudere. Alcune regioni così come fatto già dalla Lombardia, stanno chiedendo in queste ore il consenso del ministro della Salute, Roberto Speranza, per «tutelarsi» in merito a ulteriori strette e provvedimenti di zone rosse.

Il governo starebbe intanto lavorando ad un protocollo sulle linee guida che fissino le regole comuni da seguire per le misure contenute nelle varie strette anti-contagio decise da ogni singola Regione. Il documento stabilisce dei criteri generali che servono a coordinare i territori, in accordo con il governo stesso. È quanto si apprende da ambienti del ministero delle Autonomie.

E arriva un appello dal ministro della Salute Roberto Speranza che ha parlato nella serata di martedì 20 ottobre. «Lavoriamo giorno e notte – ha detto a La7 – per evitare il lockdown ma i numeri dei prossimi giorni non sono scritti in cielo, dipendono dalle misure, serve porre rimedio nel più breve tempo possibile, e chiedo alle persone di fare uno sforzo per evitare spostamenti inutili, uscite inutili. Dobbiamo provare a spiegare la curva da subito. Sulla base di 21 parametri di monitoraggio poi decideremo le misure». «Oggi c’è ancora margine per piegare la curva» ha detto Speranza.

«Siamo determinatissimi ad affrontare questa crisi, abbiamo sempre tenuta alta la soglia di attenzione. Il Ssn nazionale ora è più forte: sono state assunte 33 mila persone, produciamo fino a 30 milioni al giorno di mascherine, non siamo a marzo. È giustissimo che nei territori dove c’è maggiore difficoltà si possano, anzi si debbano assumere decisioni più dure. Con misure specifiche tarate su ogni singolo territorio» chiarisce il ministro. «La situazione - ha spiegato - è molto seria. Bisogna dire fino in fondo come stanno le cose. La curva cresce. Serve uno sforzo in più da parte di ciascuno. Nelle prossime ore bisogna alzare il livello di attenzione». Ci sono attività essenziali e «altre si possono spostare e rinviare».

Le misure in vigore fino al 13 novembre

Intanto arriva la conferma che è stata firmata nella mattinata di mercoledì 21 ottobre l’ordinanza della Regione Lombardia che prevede coprifuoco dalle 23 alle 5 a partire da giovedì 22 ottobre, consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o d’urgenza ovvero per motivi di salute, in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, dimora o residenza e autodichiarazione per certificare gli spostamenti: sono le misure saranno valide fino al 13 novembre 2020.

Sarà necessaria una autocertificazione e le sanzioni sono quelle previste dal decreto dello scorso 25 marzo sull’emergenza Coronavirus. La decisione del coprifuoco è stata presa dopo aver esaminato le proiezioni sui contagi che a fine mese, se non cambierà il trend, potrebbero portare fino a quattromila ricoveri nei normali reparti e a circa 500 in terapia intensiva.

Il dibattito politico: la frenata di Salvini

Nessun rallentamento dunque imposto dal leader della Lega Matteo Salvini. «Il testo dell’ordinanza con le nuove misure di contenimento dei contagi è stato inviato dalla Regione ai sindaci dei capoluoghi lombardi e ad Anci Lombardia. L’emanazione del provvedimento - spiegano da Palazzo Lombardia - è attesa al termine del percorso di condivisione, come già previsto martedì».

«Ho letto anche io che il Presidente Fontana sarebbe stato preso per le orecchie da Salvini che si sarebbe arrabbiato per questa decisione della Regione Lombardia che contraddice le sue precedenti posizioni. Io spero che il presidente Fontana mantenga la posizione che ha condiviso con tutti i sindaci»: ha detto nella mattinata di mercoledì 21 ottobre il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, intervistato in diretta su RTL 102.5.

«Secondo me è un valore che in questa fase le istituzioni si parlino e condividano le decisioni e spero - ha aggiunto Gori - che non siano delle scelte di parte di un partito a modificarle, perché qua si sta parlando della salute dei cittadini e non c’è modo di arretrare rispetto alla nostra responsabilità».

Per quanto riguarda le tempistiche del provvedimento per la Lombardia «Io penso che arriverà per la mattina di oggi, così ci aveva promesso il presidente Fontana, del resto - ha notato il primo cittadino - il Comitato Scientifico della Regione era stato molto chiaro nei giorni scorsi, dicendo che nei prossimi 15 giorni avremo in Lombardia 600 persone in terapia intensiva e 4000 persone ricoverate per Covid che sono numeri confrontabili con la prima parte di marzo quindi la situazione è preoccupante e quindi secondo me serve coraggio in questo momento».


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