Coronarie ostruite Come capirlo, come curarle

Coronarie ostruite
Come capirlo, come curarle

Le ultime linee guida hanno ridimensionato il ruolo di alcuni esami diagnostici tradizionali.

Il principale rischio legato all’aterosclerosi è l’occlusione delle arterie coronariche, vasi che nascono dall’aorta e corrono sulla superficie esterna del cuore portando il sangue ricco di ossigeno al muscolo cardiaco. Dalla loro salute, dunque, dipende la funzionalità del cuore stesso. Le placche (composte da colesterolo, calcio o trombo) restringono lo spazio di scorrimento del sangue e quindi l’irroramento del cuore, con conseguente deficit di nutrimento che si fa sentire, soprattutto, in condizioni in cui il muscolo ha più bisogno di ossigeno come durante uno sforzo fisico. «I sintomi legati alla stenosi – spiega Enrico Franceschini, cardiologo di Humanitas Gavazzeni – sono l’angina, un dolore insistente nella zona retrosternale con irradiazione al braccio sinistro, e la dispnea cioè la mancanza di fiato. Quando ci sono queste condizioni, occorre fare un controllo per valutare la presenza di patologia cardiaca soprattutto se si associano altri fattori di rischio cardiovascolare come diabete, ipertensione, sovrappeso, stile di vita sedentario e abitudine al fumo. La stenosi delle coronarie è fortunatamente reversibile se presa in tempo, ma se ignorata può arrivare alla chiusura completa delle coronarie e quindi portare a un infarto miocardico».

Il medico di assistenza primaria invia il paziente a un cardiologo che effettuerà le indagini di approfondimento diagnostico: le nuove linee guida della Società Europea di Cardiologia (agosto 2019) hanno notevolmente ridimensionato il ruolo di alcuni esami diagnostici che, quindi, devono essere sostituiti da altri. Viene accantonato il vecchio test da sforzo (la cui capacità diagnostica è troppo bassa), e prendono piede esami più precisi come la TC coronarica e gli esami funzionali di secondo livello come Ecocardiogramma con stress/sforzo, scintigrafia miocardica con stress e risonanza magnetica con stress. La TC cardiaca è un esame non invasivo che attraverso una metodica tridimensionale permette di esplorare con precisione le coronarie e la cavità cardiaca per effettuare diagnosi sempre più accurate; per esempio, evidenziando preventivamente i pazienti da sottoporre ad angioplastica, bypass aorto-coronarico o a semplice follow up clinico.

«La TC cardiaca – spiega Erika Bertella, cardiologa di Humanitas Gavazzeni esperta in Imaging avanzato - è utile per studiare l’anatomia delle coronarie in persone con sintomi e/o con risultati ambigui di esami di diagnostica cardiologica (prova da sforzo, eco stress, scintigrafia dubbia o con esiti contrastanti). La tecnica è inoltre indicata per il controllo dei pazienti sottoposti a bypass, pazienti con cardiomiopatia e tutti coloro che si devono sottoporre a un intervento cardiochirurgico o procedure mininvasive (sostituzione valvolare o riparazione, anche nel caso della valvola mitrale operata con robot), poiché permette di valutare oltre al distretto cardiaco anche quello arterioso addominale».

La principale caratteristica della TC cardiaca è la capacità di acquisire molto rapidamente sezioni anatomiche ultrasottili e di ricostruirle secondo ogni possibile piano dello spazio, con grandissimo dettaglio. «Solo qualora la TC rilevasse delle ostruzioni coronariche rilevanti (superiori a 70%), il paziente viene inviato alla coronarografia, esame invasivo nel corso del quale un piccolo catetere viene inserito in un’arteria, partendo da un braccio o dall’inguine, e spinto verso il cuore. Attraverso l’iniezione di un liquido di contrasto nelle arterie coronariche è possibile individuare le eventuali restringimenti e quindi – conclude Franceschini - ci sono numerose opzioni di trattamento che includono la terapia medica, l’angioplastica e la chirurgia. In particolare, lo specialista potrà decidere di procedere a bypass coronarico o a angioplastica coronarica, che prevede la dilatazione delle coronarie attraverso l’inserimento di un piccolissimo palloncino e di una rete metallica nei punti in cui sono presenti le placche ostruttive».


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