Cronache dal Quadrilatero dello spaccio Pusher, risse e quei distributori nel mirino

Cronache dal Quadrilatero dello spaccio
Pusher, risse e quei distributori nel mirino

Tra le vie Bonomelli e Paleocapa si consuma il quotidiano rito della compravendita di sostanze stupefacenti. Che tocca da vicino i giovani e che il Comune sta cercando di contrastare con iniziative per traslocare i distributori automatici di bevande e snack vere e proprie basi per lo smercio di droga

«Sei a posto?». L’aggancio avviene alle 14 di un mercoledì qualsiasi, mentre gli studenti sciamano a casa. Basta camminare sul marciapiede di via Bonomelli, lanciare uno sguardo di troppo e l’africano ci prova: «Se non sei a posto, ci penso io». È un gruppetto di quattro persone: tre fanno il palo fuori dal locale con le macchinette self-service di merendine e affini usato come ufficio vero e proprio del mercato dello spaccio aperto h24, il quarto si stacca e procaccia i clienti, arrivano a piedi o in auto (molte quelle che si fermano), lui li avvicina. «Qui non c’è mattina o sera che tenga – racconta un residente –. Non riusciamo più a entrare o uscire di casa senza essere avvicinati. Purtroppo negli ultimi tempi i modi si fanno sempre più insistenti, e se si è donna è pure peggio». Tanto che l’altra sera ci è quasi scappata l’aggressione: «Al mio rifiuto, l’uomo mi è venuto a due centimetri dal viso gridando», ricorda ancora un po’ scossa una ragazza che abita qui.

Storie di ordinario spaccio. Quelle che avvengono nel cosiddetto Quadrilatero della droga, compreso tra la stessa via Bonomelli e le vie Paleocapa, Paglia e Quarenghi.Già un anno fa «L’Eco» aveva documentato come fosse facile comprare sostanze stupefacenti. Di questi giorni l’allarme lanciato (di nuovo) dal procuratore del Tribunale dei minori di Brescia Emma Avezzù, sulla crescita dei reati legati al consumo tra gli under 18 ha nuovamente acceso i riflettori sul fenomeno.

Da Palafrizzoni però non ci stanno a sentirla chiamare «terra di nessuno». «Sono al terzo anno di mandato, ed è dal primo giorno che mi sto occupando di questa questione», assicura il vicesindaco con delega alla Sicurezza Sergio Gandi. Sa benissimo che col tempo, i locali con i distributori automatici sono diventati polo d’attrazione di questo «mercato»: sempre accessibili, con rientranze che permettono di non dare troppo nell’occhio, sono stati scelti come «base» dagli spacciatori. Un fatto che ha messo in difficoltà anche i gestori, completamente estranei ai traffici illeciti, con i quali l’amministrazione ha avviato un dialogo che a breve potrebbe dare i suoi frutti. «Non è stato semplice trovare la cornice legislativa in cui muoversi – ammette Gandi – ma stiamo studiando un’iniziativa che ci permetta di concedere un contributo ai privati per rientrare parzialmente dal loro investimento, a patto che chiudano i locali nei punti caldi - come ad esempio via Bonomelli e via San Gi orgio - per trasferirli in altre zone, dove possano creare meno problemi».


Leggi di più su L’Eco di Bergamo del 30 marzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA