Da studente scapestrato a professore Paolo Baraldi si racconta su L’Eco

Da studente scapestrato a professore
Paolo Baraldi si racconta su L’Eco

Che non fossi uno studente modello è cosa nota. A dir la verità ero un ragazzo impegnato: giocavo seriamente a pallacanestro nel Celana, cantavo in una ska-band che teneva concerti in tutta la penisola, dipingevo muri (e non solo), avevo un’intensa vita sociale ed ero rappresentante degli studenti. Inevitabilmente la scuola passò in secondo piano e al Sarpi questo era inaccettabile e insostenibile.

La mia scarsa inclinazione allo studio già si notava alle scuole medie, tant’è che mi consigliarono di cercarmi un lavoro o al massimo di frequentare un istituto professionale. Inutilmente orgoglioso, decisi così di iscrivermi al Liceo più serio, austero e prestigioso della città, l’unico in Città Alta, un classico! Il mio percorso scolastico fu così tempestato di brutti voti e bocciature, ma non mollai e alla fine degli anni ’90, dopo quasi un decennio speso tra i banchi del Liceo Sarpi e dopo mille peripezie, riuscii a superare l’esame di maturità e uscire da quel posto, che, nel frattempo, avevo contribuito a cambiare.

Finito il Sarpi non ebbi alcun problema a laurearmi in Scienze dell’Educazione e, anni dopo, a diplomarmi all’Accademia Carrara. Tuttavia nessuno, io per primo, mi avrebbe mai immaginato seduto in cattedra davanti ad una classe, questa volta non più nella parte dello studente scapestrato ma dell’insegnante di Arte. E invece: tanto do e tanto ricevo, gli studenti sono il mio corso di aggiornamento permanente.

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