Dispositivi di protezione individuale Caos autorizzazioni, ok solo a 2 aziende

Dispositivi di protezione individuale
Caos autorizzazioni, ok solo a 2 aziende

L’ok alla Itema Spa di Colzate e alla Fin Group di Cividate Oltre il 97% delle domande respinte dall’Inail. Attenti alle certificazioni false.

Oltre il 97% delle domande presentate all’ Inail per la validazione, secondo i requisiti di sicurezza, di mascherine, occhiali, visiere semi-maschere, guanti e calzari, è stata respinta. In poco più di un mese agli uffici centrali dell’ Inail di Roma sono state esaminate ben 1.700 pratiche, di queste solo 62 hanno superato positivamente i test. In questo elenco ci sono solo due aziende della nostra provincia che hanno ottenuto l’ ok da parte del comitato tecnico scientifico dell’ Istituto centrale: sono la Itema Spa di Colzate e la Fin Group safety division di Cividate al Piano.

Ed in questi giorni, in vista dell’ imminente avvio delle attività lavorative, in cui gli utilizzatori dovranno essere dotati dei dispositivi di protezione individuali adeguati (mascherine di tipo FFP2 o FFP3) il mercato è stato invaso da centinaia di aziende che si sono improvvisate distributrici, proponendo prodotti che hanno anche stampato marchi «CE» ingannevoli. Ma per cercare di fare un po’ di chiarezza su questi articoli, che per la loro natura di protezione (quella delle vie respiratorie), sono considerati di terza categoria, ovvero con gli standard più elevati, vediamo di fare il punto della situazione, partendo dalla prima dell’ emergenza.

Sul mercato c’ erano mascherine (per lo più importate da paesi extra-Ue), ma che seguivano tutte le procedure che ogni importatore deve normalmente fare, ovvero sottoporle a certificazione da un ente accreditato che autorizzava a stampare il proprio codice identificativo accanto alla marcatura CE, un codice questo di quattro cifre, ad esempio CE 1234, dove i numeri rappresentano la carta di identità dell’ ente che le controlla annualmente. Questa procedura mediamente richiede almeno tre mesi di tempo. Con l’ emergenza Covid, dinnanzi alla necessità di avere immediatamente disponibili questi prodotti in grosse quantità, gli importatori hanno dovuto cercare prevalentemente sul mercato cinese, nuovi fornitori con prodotti non ancora certificati secondo i regolamenti europei sui Dpi (dispositivi di protezione individuali). Per questa ragione il decreto legge numero 18 dello scorso 17 marzo ha delegato alla validazione, per i dispositivi di protezione individuali (mascherine FFP2, FFP3) l’ Inail, mentre all’ Istituto Superiore di Sanità per quelle chirurgiche come dispositivi medici. Quindi presso l’ Inail devono essere sottoposte a validazione le mascherine sprovviste del marchio CE. Attenzione però, che il marcatura CE senza i codici identificativi dell’ Ente abilitato (come sopra precisato), costituiscono una marcatura fraudolenta, ed è un metodo ingannevole per far credere a chi le acquista che sono in regola. A tal riguardo viene segnalato da numerosi ispettori di Enti notificati, che sono in circolazione migliaia di certificazioni false, spesso di enti che con le mascherine non hanno nulla a che fare, pertanto in fase di acquisto è essenziale verificare innanzitutto se i prodotti marcati CE hanno i requisiti sopra elencati, ed in caso di mascherine sprovviste di tale marcatura che il fornitore a cui ci si rivolge abbia ottenuto dall’ Inail la validazione, elenco che è direttamente consultabile sul sito www.inail.it .

Abbiamo chiesto ad un esperto, che ci ha fornito i riferimenti normativi per stilare la nostra inchiesta cosa ne pensa della situazione di caos che si è venuta a creare. Si tratta di Stefano Galimberti responsabile del settore certificazione Dpi di uno dei maggiori enti europei: «Certamente importare e distribuire questi prodotti non può essere affidato all’ improvvisazione. Si tratta infatti di dispositivi di protezione individuali che devono assicurare l’ incolumità dei lavoratori, per rischi che possono avere conseguenze anche molto gravi. Per questa ragione è essenziale rivolgersi ad aziende specializzate che sono in grado di offrire anche un prodotto che possa essere utilizzato in sicurezza. Infatti da alcune verifiche che stiamo facendo, emerge che alcuni prodotti spacciati come FFP2 non raggiungono nemmeno le prestazione previste per la classe FFP 1 che è quella minima prevista dalla norma di riferimento EN 149».


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