«Ero felice se la bilancia scendeva
ma la mia vita stava fuggendo via»

Alessia racconta il suo difficile e doloroso percorso di recupero fino alla svolta dei 18 anni.

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«Volevo essere leggera come una farfalla. Ho attraversato le tenebre, ma se non l’avessi fatto non sarei diventata ciò che sono». Così Michela Marzano, filosofa e saggista, ricorda il periodo in cui soffriva di anoressia. Come lei Alessia, 18 anni, rifiutava il cibo per ribellarsi al mondo, in una continua sfida con se stessa. Come lei è scivolata nel buio e ne è riemersa cambiata. «Ogni volta che l’ago della bilancia scendeva, anche di poco – spiega Alessia – ero felice». Lo racconta tranquillamente, adesso, e sorride, perché si è lasciata tutto alle spalle. Nei suoi occhi chiari la speranza accende uno splendore innocente. Ora che non deve più sopportare il peso delle ombre, non è più il suo corpo ma la sua anima, finalmente, ad essere lieve, a permetterle di spiccare il volo verso un futuro sereno. «Se ci ripenso – dice – è iniziato tutto molto tempo fa, fin da quando ero piccola mangiavo a fatica. Poi però la mia situazione si è complicata quando ho avuto un’operazione al ginocchio e dopo quella un inaspettato crollo emotivo».

Alessia giocava a pallavolo: «Ho sempre avuto qualche guaio al ginocchio, mi ero fatta visitare ma continuavano a dirmi che si trattava di dolori legati alla crescita. I medici mi tenevano tranquilla assicurandomi che con l’età dello sviluppo sarebbero passati. Purtroppo non è stato così. Un giorno mi sono infortunata durante una partita. Stavo saltando a muro e la giocatrice che era davanti a me e stava attaccando, ricadendo dopo il salto senza volerlo mi ha urtato. Nel giugno 2014 sono stata sottoposta a un intervento di riposizionamento della rotula». La gamba ingessata per un mese, poi c’è stata la riabilitazione, con un lungo periodo di fisioterapia: «È stato allora – sottolinea Alessia – che ho incominciato davvero a stare male. Il mio rapporto con il cibo non è mai stato ideale, ma in quel momento ero tormentata da angosce, pensieri cupi, inquietudini profonde. La magrezza era diventata un’ossessione. Salivo sulla bilancia almeno trenta volte al giorno, prima e dopo la doccia, prima e dopo i pasti, appena sveglia, prima di andare a dormire, era un continuo salire e scendere. Più i chili diminuivano, più mi sentivo gratificata. Bastava un calo di peso minimo a rendermi felice. Non è che il mio corpo non mi piacesse, ma volevo essere magra, più di quanto fossi già, sempre di più. Dopo l’operazione ho dovuto restare a casa, mi sentivo sola. Anche questo ha avuto un peso. Alla fine sono dimagrita troppo».

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