Ex direttori di Dipartimenti di prevenzione «L’epidemia è stata gestita malissimo»
Test sierologici (Foto by Filippo Venezia)

Ex direttori di Dipartimenti di prevenzione
«L’epidemia è stata gestita malissimo»

Cinque ex direttori di dipartimenti di prevenzione lanciano gravi accuse: «Sono mancate le più elementari modalità di gestione di una epidemia. Una volta le avremmo chiamate di polizia sanitaria».

«I sindaci, sentito il Dipartimento di prevenzione, potevano assumere le ordinanze di competenza territoriale su chiusura Rsa, divieto di assembramenti, chiusura centri sociali, isolamento dei casi. Sono mancate le più elementari modalità di gestione di una epidemia. Una volta le avremmo chiamate di polizia sanitaria».

Così in una lettera di «accuse» cinque ex direttori di dipartimenti di prevenzione di alcune città lombarde, tra cui Bergamo, Milano e Lodi, spiegano «il disastro che la pandemia da Covid 19 ha prodotto» nella regione, che ha tra le cause anche «il collasso della medicina del territorio». La lettera è firmata, tra gli altri, da Bruno Pesenti, ex direttore del Dipartimento di prevenzione di Bergamo, e da Amedeo Amadei, ex direttore del Dipartimento di prevenzione e direttore Sanitario dell’Asl Milano 1.

«L’impressione è che in Lombardia i Dipartimenti di prevenzione siano stati silenziati - scrivono nelle lettera -. Hanno parlato virologi specialisti di malattie infettive, epidemiologi e non solo. Non si sono sentiti i direttori dei Dipartimenti di prevenzione». Si dovevano «secondo l’Iss fare i tamponi ai sintomatici. In Lombardia si sono fatti i tamponi solo ai ricoverati - si legge ancora nella missiva -. In assenza della possibilità di eseguire i tamponi su tutti i sintomatici andavano comunque isolati tutti i casi sospetti con i loro contatti stretti. Nulla di ciò è stato fatto. Con molto ritardo si è scaricata questa incombenza sui medici di medicina generale - concludono - invitandoli a tenere in malattia i casi sospetti prima per 14 giorni e in ultimo 28 giorni in attesa di poter eseguire tamponi che ancora sono insufficienti anche per il personale sanitario».


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