Giornate di abbuffate tra grigliate e pic-nic
Ma voi siete a favore della «doggy bag» ?

Prende piede anche a Bergamo, ma a fatica, la pratica del «doggy bag» (letteralmente «sacchetto per il cane»), come viene definita la possibilità – molto praticata nei Paesi anglosassoni – di chiedere al ristoratore il cibo ordinato in eccesso e regolarmente pagato. Secondo una indagine Coldiretti-Ixè, più di un italiano su tre (36%) porterebbe a casa gli avanzi, ma il 22% ritiene invece che sia da maleducati e volgare, o si vergogna comunque a richiederla. Voi siete a favore?

Giornate di abbuffate tra grigliate e pic-nic Ma voi siete a favore della «doggy bag» ?

Avanza anche a Bergamo, ma a fatica, la pratica del «doggy bag» (letteralmente «sacchetto per il cane»), come viene definita la possibilità – molto più praticata nei Paesi anglosassoni che in Italia – di chiedere al ristoratore di portare a casa (per il cane ma anche per consumo umano) la porzione di cibo o di vino non consumata al ristorante e regolarmente pagata. Lo scorso anno l’iniziativa fu presentata a Palazzo Frizzoni, promotori Comieco (Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica) e Slow Food: furono mostrati artistici contenitori colorati che i ristoratori erano invitati a tenere a disposizione per i cibi da consegnare al cliente anti-spreco.

Oggi - dopo che è stata approvata anche una legge contro lo spreco alimentare - è la Coldiretti nazionale che, attraverso la fondazione Campagna Amica, rende disponibile, attraverso la rete vendita di mercati, fattorie e agriturismi, l’agribag antispreco, vaschette richiudibili dove conservare il cibo avanzato. Secondo una indagine Coldiretti-Ixè, più di un italiano su tre (36%) quando esce dal ristorante porterebbe talvolta a casa gli avanzi con il «doggy bag», ma una percentuale del 22% ritiene invece che sia da maleducati e volgare o si vergogna comunque a richiederla.

E a Bergamo? Nulla da eccepire sulla bontà dell’iniziativa, come conferma la stessa presidente del Gruppo Ristoratori Ascom, Petronilla Frosio: «La lotta allo spreco alimentare è una questione di civiltà, perché le risorse del pianeta non sono infinite e ci sono milioni di persone che soffrono la fame. Noi ristoratori siamo contenti se il cliente, che non riesce a terminare una pietanza, chiede di portare a casa quello che lascerebbe nel piatto. Vuol dire anche che l’ha gradita e sarebbe un peccato buttarla. Succede soprattutto nei locali dove si servono porzioni abbondanti e succede ancor di più con le bottiglie di vino lasciate a metà. Considerato il costo di certi vini e il rischio di controlli della polizia stradale, meglio davvero terminare la bottiglia a casa. Molti colleghi si sono attrezzati con contenitori adatti alla consegna».

Voi la chiedete la «doggy bag»? Vi vergognate o avete trovato ristoranti che non ce l’hanno? Racconta le tue abitudini anti-spreco.

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