I giudici al Bocia: trovati un lavoro Ma la Prefettura gli toglie la patente

I giudici al Bocia: trovati un lavoro
Ma la Prefettura gli toglie la patente

Da un lato lo obbligano a cercarsi un lavoro stabile entro 30 giorni. E appena lui lo trova, vogliono levargli la patente. Non c’è pace per Claudio Galimberti, detto «Bocia», capo degli ultrà dell’Atalanta, ritenuto socialmente «pericoloso», sì, ma stavolta vittima di un paradosso.

Da qualche settimana è sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, che gli impone diverse restrizioni fra cui l’obbligo di rimanere a casa fra le 22 e le 6 del mattino. Nel provvedimento i giudici elencano diverse prescrizioni a cui il capo ultrà si dovrebbe attenere per rigare dritto. La prima, per chi è chiamato a mettere la testa a posto, è andare a lavorare. Ed ecco che fra le esortazioni dei giudici al leader della Curva spicca ai primi posti quella di cercare un’occupazione stabile entro il termine di trenta giorni.

Fosse facile, di questi tempi. Ma pare che Galimberti ci sia riuscito e l’abbia fatto, ottemperando con solerzia all’ordine dell’autorità: si dice infatti che sia stato assunto da una impresa di giardinaggio dell’hinterland di Bergamo e che gli sia stato affidato un furgone con gli attrezzi, con l’incarico di gestire clienti sparsi per la provincia.

Bene, no? No, perché la giustizia a volte è cieca. La polizia locale del Comune dove risulta domiciliato lo sta cercando per notificargli un provvedimento emesso in automatico dalla Prefettura, con cui gli verrà revocata la patente. Atto dovuto, ma vicenda dai risvolti kafkiani.


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