Il «grazie» dei contagiati sui vetri dell’hotel Il messaggio dei bergamaschi a Palermo
I messaggi sul vetro dell’hotel a Palermo con cui i bergamaschi in quarantena ringraziano i siciliani per l’affetto nei loro confronti

Il «grazie» dei contagiati sui vetri dell’hotel
Il messaggio dei bergamaschi a Palermo

I bergamaschi in quarantena a Palermo ringraziano così i siciliani per il grande affetto e la vicinanza ricevuti.

«Mia moglie ha compiuto gli anni in ospedale, l’altro ieri (giovedì 27 febbraio ndr). Sta bene, anche io sto benissimo. Ho solo capito sulla mia pelle che, stare in “carcere”, dev’essere una cosa bruttissima». Parla dall’hotel nel cuore di Palermo il turista bergamasco risultato positivo al coronavirus. Il tampone ha dato, nell’immediato, esito negativo: solo il secondo accertamento ha rivelato che l’uomo – classe 1948, pensionato, residente a Gandino – ha contratto il virus, seppur in assenza di sintomi.

Nel caso della moglie, sessantaseienne, il verdetto è stato invece chiaro sin da subito: per lei, che da domenica 23 febbraio accusava segni di malessere, è scattato il ricovero all’ospedale Cervelli di Palermo nella notte fra domenica e lunedì . Dopo qualche linea di febbre iniziale, le sue condizioni sarebbero migliorate. Anche un terzo turista bergamasco asintomatico – un medico classe 1957 residente in città – è risultato positivo. Fanno tutti parte della comitiva di 29 turisti partiti dall’aeroporto di Orio al Serio venerdì scorso direzione Palermo: un viaggio organizzato per scoprire la Sicilia. L’intera comitiva è stata messa in quarantena in hotel, e la 66enne di Gandino è l’unica ad essere attualmente ricoverata in ospedale.

«A differenza di mia moglie, io sono risultato negativo al primo test. E quindi ci hanno separato immediatamente. Solo in un secondo momento si è capito che anche io, pur non avendo alcun sintomo, ho contratto il virus. Di altri tamponi, per ora, non ne ho fatti. Parlo con i medici via telefono, vogliono sapere se ho febbre e se sto bene. Quello che più mi angoscia è la fatica nell’ottenere informazioni su mia moglie».

I coniugi vengono da quello spicchio di provincia che più ha subito la diffusione del virus, la Val Seriana: «Ma quando siamo partiti, venerdì scorso, non c’era stato ancora alcun caso. Noi, poi, facciamo una vita molto riservata. Sarà anche per questo che non soffro troppo l’isolamento di queste ore. Sono abituato a stare nel mio studio, sono un appassionato di storia dell’arte. Posso dedurre di aver contratto il virus da mia moglie, ma dove l’abbia contratto lei proprio non lo so».

Una vita da reclusi, quella dei bergamaschi confinati nell’albergo palermitano: per due settimane non possono uscire dalla loro stanza né avere contatti fra loro, per evitare qualsiasi ulteriore contagio. «Ieri ci hanno per la prima volta consentito di uscire, a turno, nei corridoi per prendere una boccata d’aria – dice la guida turistica di Bergamo Daniela Mancia -. E stamattina una pasticceria della città ci ha fatto avere dei cannoli, un gesto davvero affettuoso».

Gesti di solidarietà che si moltiplicano, di ora in ora. Ci sono i bar che offrono l’aperitivo, le pasticcerie che regalano dolcetti tipici. «Sappiamo che c’è qualche sporadica manifestazione di ostilità nei nostri confronti – aggiunge il pensionato di Gandino – ma riceviamo anche moltissime manifestazioni di affetto». Affetto che arriva anche da Bergamo: Avis, associazione Terza Università e Auser hanno organizzato un servizio di assistenza per i viaggiatori orobici: dopo aver raccolto le esigenze dei turisti in quarantena, hanno fatto avere loro beni di prima necessità. Sul fronte sanitario, i cittadini bergamaschi sono seguiti dalle autorità locali. E i bergamaschi hanno risposto con tanti bigliettini sul vetro dell’hotel che li ospita di ringraziamento per il calore ricevuto dai siciliani.


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