Il papà di Luca: «Questa tragedia sia di insegnamento per i giovani»
Marco Carissimi, il papà di Luca, una delle vittime (Foto by Bedolis)

Il papà di Luca: «Questa tragedia
sia di insegnamento per i giovani»

Parla Marco Carissimi: «Per l’incontro con la mamma di Scapin non c’è chiusura, ma non in questo momento».

«Vorrei che questa vicenda contribuisse a far sì che tutti i ragazzi capissero e fossero più attenti ai loro comportamenti, ad esempio sul tema dell’abuso di alcol che in questa tragedia ha avuto un peso. Sono tematiche che coinvolgono un po’ tutti dal punto di vista sociale», parla con lucidità Marco Carissimi, il papà del ventunenne Luca, deceduto insieme al diciottenne Matteo Ferrari, dopo essere stati tamponati sabato 3 agosto nella notte dalla Mini Cooper guidata dal trentatreenne Matteo Scapin.

Un padre che ha anche la forza di pensare agli altri e trovare un insegnamento da questa terribile tragedia. Parla all’esterno della camera mortuaria del Papa Giovanni, dove proprio giovedì 8 agosto, nel pomeriggio, alcuni amici hanno avuto la possibilità di visitare le salme dei loro cari amici. Ed erano ancora tantissimi i giovani presenti. «Commuove vedere qui così tanti amici – continua Marco Carissimi – il dolore che proviamo noi lo prova anche tutta la comunità: è chiaro che non è mai paragonabile al dolore che può avere un genitore, però queste testimonianze di affetto non fanno altro che darci conforto. Lo sapevo perché noi siamo ben radicati nella comunità, però ti fa anche capire quanto bene abbiamo operato noi e Luca».

E sono stati proprio quegli amici che hanno avvisato Marco Carissimi del tragico incidente nel quale era rimasto coinvolto il figlio sabato notte. «Ho ricevuto la telefonata da un suo amico verso le 4.15 - ricorda con dolore il padre - era molto concitato e mi diceva che la situazione era grave. Io mia moglie e mia figlia eravamo in Trentino e siamo ritornati immediatamente. Durante il viaggio le notizie ci sembravano più rassicuranti perché ci avevano detto che l’avevano portato in ospedale, poi purtroppo da quando siamo arrivati a Peschiera facevano fatica a rispondere al telefono e quello era un segnale inequivocabile. Da lì quella flebile speranza che potevo avere nel cuore, d’un tratto non ce l’avevo più, mi sono un po’ preparato e quando sono arrivato mi sono sentito dire le cose che fondamentalmente mi aspettavo».

Ma non si è mai pronti a sentirsi dire che il proprio figlio se ne è andato. «Il momento peggiore - sottolinea - è quando ho sentito la parola “deceduto”. In quel momento se mi avessero punto probabilmente non sarebbe uscito sangue...un brivido». Un dolore lacerante che però «è stato lievemente lenito da tutte queste persone che ci aiutano e danno conforto. Non so come esprimere la gratitudine nei loro confronti». Sono gli stessi amici di Luca e Matteo che papà Marco ha sentito l’esigenza di chiamare, dopo aver saputo che Matteo Scapin era stato scarcerato e posto agli arresti domiciliari: «Il mio avvocato mi ha spiegato ma non lo capisco né dal punto di vista giuridico né umano», è stato il commento a caldo del padre di Luca. «Ho voluto dire agli amici di mio figlio che il messaggio deve essere soltanto di pace e speranza. E ho voluto dirglielo anche se non ho dubbi sulla loro bontà, però tante volte davanti a determinate notizie l’animo umano reagisce in modo non giusto».

C’è un’altra famiglia che, seppur diversamente, soffre ed è quella di Matteo Scapin: la madre, tramite il parroco di Curno, ha espresso il desiderio di incontrare i genitori di Matteo e Luca: «Nonostante io possa capire la situazione in cui si trova questa famiglia - ha detto il padre di Luca - con un figlio che ha come fardello sulla propria schiena due vite umane così giovani, mi piacerebbe che loro capissero noi. Per l’incontro non c’è totale chiusura ma sicuramente non in questo momento e, se mai avverrà, sarà nelle sedi competenti, con persone che possano aiutarmi e aiutare tutti a far sì che avvenga nei migliore dei modi».

Una famiglia di sani valori quella di Luca così come quella di Matteo che si conoscono bene e in questi giorni stanno cercando di confortarsi a vicenda, uniti nel dolore. «Abbiamo condiviso tanti momenti - dice Marco Carissimi - e purtroppo da qui in avanti ce ne saranno ancora di più, dobbiamo farci forza. Adesso invece di viaggiare noi tre viaggeremo in sei». E quando gli viene chiesto un aneddoto o un ricordo di suo figlio Luca, papà Marco risponde così: «Ha tempo fino alle cinque di domani?»


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