Il vescovo alla Messa di Tutti i Santi «Chi piange non sia lasciato solo»

Il vescovo alla Messa di Tutti i Santi
«Chi piange non sia lasciato solo»

È nella chiesa di Ognissanti, nel cimitero monumentale, che il vescovo Francesco Beschi ha presieduto martedì la Messa per la solennità di Tutti i Santi.

Una celebrazione pomeridiana che il vescovo ha definito «un ponte che unisce la realtà della morte, nella Commemorazione dei defunti, a quella del destino di luce che il Signore ci dona, nella festa del 1 novembre».Una chiesa gremita da centinaia di fedeli, molte anche le persone che hanno seguito dall’esterno la celebrazione. Presenti anche le autorità cittadine, il sindaco Giorgio Gori, il prefetto Tiziana Costantino, il vicepresidente della Provincia, Pasquale Gandolfi, e le autorità militari e civili. Monsignor Beschi, all’inizio della celebrazione ha voluto ricordare in modo speciale i morti di tutte le guerre, coloro che hanno perso la vita nell’adempimento del loro dovere a servizio del nostro Paese. Nell’omelia il vescovo ha commentato il Vangelo delle beatitudini, «strada su cui ciascuno può incamminarsi». Soffermandosi sullo «stile delle beatitudini» ha voluto sottolineare in particolare il versetto evangelico: «Beati gli afflitti perché saranno consolati».

Monsignor Beschi ha spiegato come queste parole abbraccino tutti coloro che, per motivi diversi, sono nel pianto. Un pianto che vela gli occhi di chi, in questi giorni, si accosta alle tombe delle persone care, un pianto che scioglie in lacrime le fatiche, il dolore, il peso della propria vita e di quella degli altri. Ricordando tutti coloro che nella loro esistenza sono messi alla prova, ha avuto parole di vicinanza per la gente di quel pezzo d’Italia devastato dal sisma. «È un’area geografica vasta – ha detto il vescovo – che vede decine di migliaia di persone esposte ad una prova particolarmente drammatica. In questi giorni hanno perso ciò che nella loro vita hanno costruito e non si tratta solo della casa. Quanto sta accadendo vede le persone logorate da un terremoto che entra anche nella personalità di ciascuno. È una prova così dura da strappare le lacrime».


Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola il 2 novembre 2016

© RIPRODUZIONE RISERVATA