Il vescovo riflette sulle parole del Papa «Una Chiesa più vicina alle persone»
Francesco Beschi (Foto by Yuri Colleoni)

Il vescovo riflette sulle parole del Papa
«Una Chiesa più vicina alle persone»

Un «grande amore» per la Chiesa in Italia e l’invito a rinnovarsi, tornando al Vangelo. Un invito alla conversione rivolto alla comunità tutta ma anche, singolarmente, a ogni persona.

Il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, presidente della commissione episcopale per l’Evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese, «raccoglie» così, all’indomani della visita del Papa a Firenze, le parole e le suggestioni che il Santo Padre ha lasciato in particolare ai partecipanti al 5° Convegno ecclesiale nazionale nella città toscana.

«L’assemblea che forma questo convegno – commenta il vescovo – ha riconosciuto in maniera molto sentita l’amore del Papa per la nostra Chiesa. Un amore che gli permette di esprimersi con grande libertà. E mi sembra che una Chiesa come la nostra, ricchissima di storia e di esperienze, sia invitata dal Papa in maniera potente a rinnovare se stessa, ritornando continuamente al Vangelo. La Chiesa italiana ha una storia molto ricca, una dimensione della testimonianza fatta di mille esperienze – e questo lo possiamo dire anche della Chiesa di Bergamo – e si avverte l’esigenza di rinnovamento. Di fronte al cambiamento del mondo, della cultura, delle attese, dei bisogni servono risposte nuove da parte della Chiesa. Il Papa indica chiaramente nel Vangelo, nella freschezza del Vangelo, mai dato per scontato, la sorgente cui ritornare per rinnovarsi».

Il convegno ecclesiale a Firenze: i partecipanti al Battistero

Il convegno ecclesiale a Firenze: i partecipanti al Battistero

Sia nei «primi contributi» in questi giorni del Convegno ecclesiale nazionale, così come «nei lavori di preparazione, che nella nostra diocesi sono stati molto accurati», e «nella storia delle nostre diocesi», il vescovo Beschi intravede «i fermenti per il cambiamento. E – aggiunge – non dobbiamo aver paura non dico delle resistenze, ma soprattutto delle fatiche. La più grande è quella di dare dinamicità a una realtà ecclesiale che presenta una struttura complessa e solida. Costituita, ad esempio nella nostra diocesi, dalle parrocchie, dagli oratori, dal numero dei preti, dal seminario, dalle opere sociali, culturali, della comunicazione… Io vedo lo sforzo bello, l’attrazione di un cammino che ci porta a rinnovare le capacità fermentative che hanno fatto la nostra Chiesa così».


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