In duemila per l’addio a Fabio e Roberto I tifosi: insieme da sempre per sempre
I funerali di Fabio Noris e Roberto Rota

In duemila per l’addio a Fabio e Roberto
I tifosi: insieme da sempre per sempre

Circa duemila persone hanno partecipato con commozione, mercoledì 6 luglio, ai funerali di Fabio Noris e Roberto Rota, i due grandi amici (di 35 e 37 anni) morti domenica dopo essere precipitati insieme poco sotto la cima del Disgrazia, in Valtellina.

Il rito è stato celebrato dal parroco di Redona Gianangelo Ravizza che ha tenuto una lunga e sentita omelia in cui ha sottolineato più volta il valore dell’amicizia coltivato da sempre dai due sfortunati alpinisti, ambedue giardinieri e tifosissimi dell’Atalanta. Ad assiepare la chiesa e il sagrato molti esponenti della Curva Nord che hanno esposto striscioni salutando i due amici. «Insieme da sempre, insieme per sempre» il più significativo. Le due bare sono arrivate nella chiesa tra due ali di supporter nerazzurri che hanno acceso i fumogeni.

I funerali di Fabio Noris e Roberto Rota

I funerali di Fabio Noris e Roberto Rota

I funerali di Fabio Noris e Roberto Rota

I funerali di Fabio Noris e Roberto Rota

Un continuo andirivieni di gente, di amici, parenti, conoscenti, aveva animato anche martedì, dalla mattina alla sera, il sagrato davanti alla chiesina di via Leone XIII, a Redona, diventata la camera ardente di Fabio e Roberto. I tifosi dell’Atalanta erano restati all’esterno della chiesa facendo sentire la loro vicinanza e il loro affetto a tutti i parenti e amici. Sui feretri all’interno della chiesetta molte sciarpe dell’Atalanta e a terra moltissime corone di fiori, firmate dalla Curva e anche da altre tifoserie.

I funerali di Fabio Noris e Roberto Rota

I funerali di Fabio Noris e Roberto Rota

I funerali di Fabio Noris e Roberto Rota

I funerali di Fabio Noris e Roberto Rota

In giornata era circolato, nella cerchia degli amici più stretti, anche un filmato girato in vetta al Disgrazia dai due amici, poco prima dell’incidente. Erano molto contenti, in quegli ultimi, inconsapevoli attimi, immersi nell’ambiente che più amavano, la montagna. I due amici sono morti in cordata, un piede di uno dei due è probabilmente scivolato sulla neve marcia, a 3.500 metri di quota, c’è stata la perdita dell’equilibrio e la caduta nel precipizio per circa 300 metri. Per loro non c’è stato nulla da fare.


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