La Cassazione accoglie ricorso ultrà «Mancano gravi indizi di colpevolezza»
I disordini in via Mai

La Cassazione accoglie ricorso ultrà
«Mancano gravi indizi di colpevolezza»

Scontri Atalanta-Inter. Un pronunciamento della Cassazione si inserisce nella vicenda giudiziaria che riguarda gli ultrà atalantini che vennero arrestati per gli scontri post gara con l’Inter dello scorso 16 gennaio.

La Suprema Corte ha infatti accolto il ricorso presentato dall’avvocato Mario Gragnani, di Milano, difensore di uno dei tifosi finiti nei guai, Giulio Bocchi, 23 anni, di Crema. Il legale aveva impugnato l’ordinanza con cui il Riesame di Brescia confermava (dopo che già l’aveva già rilevata il gip di Bergamo, Marina Cavalleri) la gravità indiziaria nei confronti di Bocchi e degli altri nove arrestati, considerati parte del gruppo che in via Angelo Mai assalì con i bastoni il convoglio dei supporter interisti scortato dalla polizia. L’avvocato sosteneva un «vizio totale di motivazione» quanto alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, «posto che – ha sottolineato – gli stessi sono fatti discendere dalla mera presenza del Bocchi nei luoghi interessati dai gravi fatti, senza attribuzione di alcun comportamento determinato». La Corte ha accolto il ricorso ricordando la giurisprudenza, secondo cui il concorso morale nel reato di resistenza a pubblico ufficiale si può sostenere ma «non può prescindere dall’esatta individuazione della condotta effettivamente tenuta dal soggetto».


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