La scuola  si ferma alle 12 per Parigi Gli studenti: non chiudiamoci nell’odio

La scuola si ferma alle 12 per Parigi
Gli studenti: non chiudiamoci nell’odio

Oggi alle ore 12 nelle scuole bergamasche si osserverà un minuto di silenzio per condannare i gravissimi attacchi terroristici a Parigi e mostrare grande vicinanza al popolo francese commemorandone le vittime, con profondo cordoglio anche verso la famiglia della studentessa italiana Valeria Solesin.

La comunità scolastica tutta si stringe attorno ai parenti delle vittime e condanna con forza quanto accaduto, promuovendo percorsi di riflessione, per una forte risposta educativa e culturale.

«L’educazione è il primo spazio di libertà, di fronte alla terribile violenza che colpisce l’intera umanità la nostra risposta di condanna deve essere ferma ed è fondamentale che i nostri studenti possano avviare percorsi di riflessione e di studio per capire e approfondire quanto accaduto, e riaffermare i principi della nostra identità in cui credere e riconoscersi, primo fra tutti il valore e il rispetto della vita, propria e altrui - dichiara Patrizia Graziani, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo -. Il compito principale della scuola è oggi quello di consegnare ai giovani gli strumenti culturali per vivere bene nella società complessa, ponendo al centro il valore della persona e del suo pieno sviluppo, dell’accoglienza e del dialogo tra le culture».

In queste ore si sono moltiplicate e sono state diverse le iniziative, anche da parte dei nostri giovani, per manifestare lo sgomento, il cordoglio, la tristezza, la vicinanza al popolo francese. Fra le varie voci, la Consulta studentesca bergamasca, nelle ore immediatamente successive agli attacchi, ha scritto: «Le nostre sono parole di commozione e tristezza: ieri sera la città di Parigi è stata brutalmente colpita da una serie di attentati perpetrati da un gruppo di terroristi appartenenti al sedicente Stato Islamico. In occasioni come queste non possiamo che esprimere la nostra vicinanza e solidarietà con il popolo francese, ma al tempo stesso dobbiamo evitare che tali eventi lascino spazio ad una logica xenofoba. Molte delle vittime della sparatoria al Bataclan erano ragazzi e studenti proprio come noi. Attoniti davanti a tanta violenza non dobbiamo chiuderci nella paura e nell’odio, bensì dobbiamo reagire a testa alta».


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