L’appello per l’ospedale da campo in Fiera
Servono sanitari ma anche respiratori

Gli Alpini in campo: ora la nuova sfida per essere pronti a ospitare altri pazienti. C’è bisogno di respiratori, defibrillatori ma anche elettricisti e idraulici.

L’appello per l’ospedale da campo in Fiera Servono sanitari ma anche respiratori
Un paziente all’ospedale da campo alla Fiera di Bergamo
(Foto di Colleoni)

Hanno trasformato, in meno di dieci giorni, la Fiera di Bergamo in un ospedale, rendendo ancora una volta reale il motto che «per gli alpini non esiste l’impossibile». In due settimane, dall’ingresso dei primi pazienti, ben 20 sono stati dimessi e sono tornati a casa. Ora sono circa 50 le persone assistite nella struttura, tra le quali meno di cinque si trovano in terapia intensiva, anche grazie al fatto che «sono state trovate terapie che riducono l’aggravamento della malattia», ha spiegato Sergio Rizzini, direttore generale Sanità degli Alpini e direttore dell’Ospedale da campo.

Le persone che ci lavorano, le attrezzature, sono il punto di forza dell’ospedale di via Lunga. «Si è innescato un bel movimento – ha rilevato Rizzini – e ora la sfida è quella di ampliare la presenza di sanitari, per poter ospitare un numero maggiore di pazienti se dovesse esserci necessità». Le Penne nere hanno ascoltato il grido d’aiuto di Bergamo e hanno dato tutto ciò che potevano al territorio, a livello umano, professionale. Spendendo risorse e usando attrezzature proprie. Ora, è a loro che serve una mano (al portafoglio) per permettergli di acquistare nuovi strumenti e presidi di protezione per l’Ospedale della Fiera (che sarà attivo ancora per mesi) e poi, in caso di bisogno, per portare aiuto dove serve. Di certo, gli alpini difficilmente chiedono, ma sono pronti a offrire: «Ci prepareremo – ha annunciato Rizzini – in base alle esigenze e le disponibilità dei laboratori per aiutare anche per l’attività di screening. Facciamo quello che serve alla popolazione». In questa logica, da alcuni giorni è operativo il punto di supporto psicologico e psichiatrico. E «l’idea è di attuare il servizio anche nelle case dei bergamaschi». La proposta è già stata presentata all’Ats.

La priorità

Le Penne nere continuano ad avere Bergamo come priorità: «Tutte le nostre risorse sono destinate all’Ospedale della Fiera», ha ricordato il dottor Rizzini. Per fronteggiare la situazione attuale ed essere pronti anche a un’eventuale seconda ondata di casi. Poi, se lo scenario dovesse cambiare, si sposteranno in altre zone. Far funzionare la struttura, però, ha un costo. E molte spese, come per l’acquisto dei presidi di protezione individuale, la fornitura della maggior parte delle attrezzature elettromedicali, sono state sostenute dall’Ana. Per il futuro, «poiché questa missione durerà ancora qualche mese, servono risorse perché dovremo ridotarci dei materiali». Per questo servono nuovi fondi. Gli alpini sanno già come utilizzarli: «Avremo bisogno di altri apparecchi elettromedicali – ha spiegato Rizzini – come respiratori, defibrillatori, dispositivi per i rilievi parametrici». Non meno importante, le attrezzature per la parte radiologica, o del laboratorio di analisi, Pronto soccorso e la logistica di supporto. Inoltre, le future donazioni potranno essere spese anche per «apparecchiature di climatizzazione, a supporto dell’impianto già presente in Fiera». Ci sono poi da equipaggiare i nuovi volontari, che saranno formati prima di iniziare l’attività. A proposito di volontari, chi vuole può vestirne i panni: serve ogni tipo di professionalità, dall’elettricista al sanitario, dall’idraulico al tecnico di laboratorio.

L’attività svolta

Ogni giorno, l’attività in ospedale impegna 100 volontari tra sanitari e logistici. Oltre a loro, per quanto riguarda gli operatori sanitari, «c’è chi arriva direttamente dalla raccolta del dipartimento nazionale di protezione civile», sotto contratto con il dipartimento e il Papa Giovanni. Gli alpini offrono il supporto logistico, e si occupano della sorveglianza, del trasporto dei volontari e degli operatori dagli alloggi al campo base, o nelle zone destinate ai pasti. La pulizia e la sanificazione della struttura è invece in mano a un’azienda convenzionata con il Papa Giovanni, così come la cucina interna. Per sostenere le attività dell’Ospedale da campo degli alpini, si può inviare il proprio contributo a: Fondazione Ana Onlus. C/o Intesa San Paolo, fil.55000. Iban: IT76 B030 6909 6061 0000 0100 119. Causale: Sostegno ospedale da campo Alpini Ana.

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