Meningococco: sesto caso nel basso lago È il marito di Marzia. Non rischia la vita

Meningococco: sesto caso nel basso lago
È il marito di Marzia. Non rischia la vita

Il 54enne di Predore aveva ricevuto la profilassi con gli altri familiari subito dopo il ricovero della moglie morta lo scorso 3 gennaio. La conferma dell’Istituto Superiore di Sanità: stesso genotipo dei primi quattro episodi.

Il sesto caso di meningococco colpisce ancora Predore. E lo fa, ancora una volta, nella stessa famiglia, quella di Marzia Colosio, la mamma 48enne stroncata da sepsi fulminante lo scorso 3 gennaio. Il marito di Marzia - Romano Ghirardelli, 54 anni, muratore - è attualmente ricoverato all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo per un’infezione da meningococco: il batterio è stato tipizzato e si tratta, anche in questo caso, del tipo C. Le autorità sanitarie fanno sapere che Ghirardelli non sarebbe in pericolo di vita: «Le sue condizioni non sono gravi» conferma in una nota l’assessorato al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera.

Sia Ghirardelli sia gli altri familiari di Marzia avevano ricevuto la profilassi contro il meningococco nelle ore immediatamente successive al ricovero dell’impiegata della Gapi di Castelli Calepio agli Spedali Civili di Brescia: proprio la profilassi ha evitato che il batterio agisse con aggressività sul muratore di Predore che si era appena ripreso da una seria malattia. «L’uomo era stato sottoposto alla profilassi antibiotica precauzionale – conferma l’assessore Gallera – che però non ha sortito completamente l’effetto auspicato a causa delle sue pregresse fragili condizioni di salute. Il paziente ora si trova, fortunatamente, in condizioni non gravi. Le azioni di profilassi per i contatti più stretti sono già state attivate dall’Ats di Bergamo».

La cognata di Ghirardelli, Barbara Colosio (sorella di Marzia), è una volontaria della Croce blu basso Sebino. E, nel tardo pomeriggio di ieri, dopo essere rientrata dal Papa Giovanni ha voluto rassicurare: «Mio cognato sta bene. Proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) lo abbiamo visto in piedi, in ospedale: siamo riusciti anche a strappargli un sorriso con una battuta. Io ero entrata con la mascherina, ma giusto perché lo avevo ritenuto precauzionale passando dal pronto soccorso. I medici quando mi hanno visto hanno strabuzzato gli occhi: non c’era alcun bisogno di indossarla. Ripeto: Romano sta bene, è fuori pericolo, e noi siamo tranquilli. Così come sono tranquille le mie due nipoti, almeno da questo punto di vista. Hanno perso da poco la loro madre e l’unica preoccupazione per noi, ora, è quella di tutelarle». Un contagio fra coniugi, dunque, che – sebbene riporti inevitabilmente apprensione nella comunità di Predore - viene vissuto dalla popolazione del basso lago come un caso meno preoccupante, visto che la diffusione del batterio è avvenuta fra persone che avevano contatti prolungati, e non fra sconosciuti.

Sempre ieri, l’assessore Gallera ha annunciato che «l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato che i primi quattro casi di sepsi da meningococco C registrati nelle scorse settimane nel basso Sebino presentano lo stesso genotipo del batterio. Questo elemento conferma la scelta di procedere all’offerta vaccinale estesa alla popolazione della zona. Un’offerta che prosegue anche nei prossimi giorni negli ambulatori straordinari, nelle scuole superiori, nelle aziende e attraverso i medici di base del territorio».

I casi di meningococco accertati nel basso Sebino salgono dunque a sei: cinque – di cui due, purtroppo, fatali – sono stati ricondotti al ceppo C, mentre uno solo (contratto da un 16enne di Castelli Calepio) è di tipo B. La campagna vaccinale a tappeto messa in campo dalle autorità sanitarie dal 27 dicembre al 12 gennaio ha portato, in provincia di Bergamo, alla vaccinazione di 11.400 persone, di cui 3.343 attraverso i medici di base. Nel Bresciano, invece, sono stati sino ad ora somministrati 8.843 antidoti.


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