«Mi senti?» Colloqui a cielo aperto detenuti-parenti fuori dal Gleno - Video

«Mi senti?» Colloqui a cielo aperto
detenuti-parenti fuori dal Gleno - Video

«Ah Beppe, me sentiii?». «Sì, te sento». «Te vojo beneee, amò». Colloquio surreale ai margini della città. Di là l’alveare dei detenuti, di qua un campo di rovi e un prato spelacchiato. In mezzo una barriera metallica. Limite invalicabile. Ma non per le voci.

Quella di un carcerato e quella di un familiare. Via Daste e Spalenga: il «parlatorio all’aperto» è qui, dove scorre la roggia Morlana, fra uno scroscio di acque e il rumore di un’auto che corre sull’acciottolato. La scena si ripete, senza una data e un’ora precisa, ma più spesso nei weekend.

Il carcere di via Gleno al tramonto

Il carcere di via Gleno al tramonto
(Foto by Yuri Colleoni)

Chi abita nelle vicinanze ormai quasi non ci fa più caso. Per chi passa in bici o lancia uno sguardo incuriosito dal finestrino dell’auto non è una sorpresa. In loro, la normalità ha preso il sopravvento. Succedeva e forse succede ancora in altre latitudini carcerarie, dall’Ucciardone a San Vittore, a Regina Coeli, ma al Gleno quelle voci urlate di madri e fidanzate, bambini e amici dei carcerati, hanno decibel mai avvertiti prima.

Gli agenti di polizia penitenziaria chissà se lo sanno, ma i carcerati - dovrebbero essere quelli della settima sezione - sono accorti per non farsi sorprendere. La pratica non è lecita, anzi è vietata.


Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola giovedì 12 novembre 2015

© RIPRODUZIONE RISERVATA