«Montichiari? Disponibili a riallacciare Ma Orio deve contare per il suo valore»

«Montichiari? Disponibili a riallacciare
Ma Orio deve contare per il suo valore»

Il presidente di Sacbo Miro Radici apre all’alleanza con i cugini bresciani auspicata da Vito Riggio. «Mai chiuso la porta, se però scendiamo in campo non è per stare in tribuna». E sulla concessione: «va fatta chiarezza».

Stupito? Neanchè un po’. Anzi, tutt’altro, tanto che fatica a dissimulare un sorriso.

Miro Radici, il presidente della Sacbo, la società che gestisce lo scalo di Orio al Serio, ha letto «volentieri» l’intervista a Vito Riggio pubblicata su «L’Eco» di sabato 18 febbraio e condivide sostanzialmente le affermazioni del presidente dell’Enac (l’ente che sovrintende all’aviazione civile nel nostro Paese), secondo cui l’unico sviluppo possibile per l’aeroporto bergamasco è quello di trovare una forte alleanza con i «cugini» bresciani per far «decollare» insieme lo scalo di Montichiari.

MIRO RADICI, presidente di Sacbo

MIRO RADICI, presidente di Sacbo
(Foto by Gian Vittorio Frau)

Allora, presidente, proprio nessun stupore?

«Direi di no. L’idea che Orio dovesse espandersi a Montichiari ci è chiara da tempo, tanto che il primo mandato avuto dal Cda di Sacbo quando sono stato nominato presidente è stato appunto quello di dar vita ad una compagine che studiasse come fare. Più di una volta, io, il direttore di Sacbo di allora, Andrea Mentasti, il presidente della Camera di Commercio di Bergamo, Paolo Malvestiti, il suo omologo di Brescia, Francesco Bettoni, e Giuliano Campana (il presidente di ABeM, la società nata nel luglio 2007 su iniziativa di Aib, Camera di Commercio e di numerose associazioni economiche bresciane per il rilancio dello scalo di Montichiari - n.d.r.) abbiamo incontrato l’allora ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Corrado Passera, per discutere la questione. C’era parso di capire che il ministro sostenesse il nostro progetto, in realtà ci ha solamente illuso tanto che, successivamente, con una sorta di “colpo di mano”, ha dato la concessione per Montichiari alla “Catullo”, la società che gestisce lo scalo di Verona, e che fa capo alla Save, che gestisce anche gli aeroporti di Venezia e di Treviso. Ovviamente la cosa ci ha spiazzato, costringendoci poi a rivedere tutti i nostri piani».

Ma oggi ha ancora un senso tornare a Montichiari oppure no?

«Credo proprio di sì, anche perchè resto convinto di una cosa, e cioè che se noi fossimo riusciti a mettere insieme una società per gestire Montichiari saremmo anche riusciti a far funzionare davvero quello scalo, facendoci volare avanti e indietro gli aerei, cosa che invece, almeno fino ad oggi, non ha visto nessuno: a tutt’oggi sullo scalo bresciano volano soltanto le mosche, e non è una battuta. Credo dunque che sia necessario tornare a mettere la testa su quell’obbiettivo».


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