Muore e lascia 4 milioni ai «suoi operai» L’ultimo gesto di un imprenditore milanese

Muore e lascia 4 milioni ai «suoi operai»
L’ultimo gesto di un imprenditore milanese

Si tratta di Luciano Tamini, morto a 84 anni. L’ultimo pensiero per operai e impiegati dell’azienda ceduta a Terna.

Luciano Tamini, classe 1932, in azienda era un motivatore, un leader che superava i dubbi con le decisioni. «Se non decidi sbagli di sicuro», ripeteva ai suoi collaboratori. È morto sabato 1 luglio a 84 anni. Un mese fa gli era stata diagnosticata una malattia che non lasciava scampo. Il primo pensiero è andato ai «suoi» dipendenti: «Vorrei lasciare un ricordo». E subito dopo ha dato disposizioni per un lascito di circa 4 milioni di euro, cioè 15 mila euro per ogni operaio e 10 mila per ogni impiegato («perché è giusto dare qualcosina in più a chi guadagna meno») per un totale di circa 300 persone. Tutti coloro che erano alle dipendenze della Tamini al momento in cui è stata ceduta al gruppo Terna e che ancora lavorano nell’azienda fondata 101 anni fa da suo padre.

È il 1916, infatti, quando Carlo Tamini apre a Milano la sua officina di riparazioni meccaniche, che quasi subito diventa un impianto di saldatura. Nel 2016, in occasione del centenario della Tamini, pubblica un libro, «Il cammino del vecchio leone», per raccontare la storia di «un’eccellenza italiana». E insiste per avere il leader della Fiom Maurizio Landini come ospite alla presentazione. Ma pochi mesi dopo, con il cambio ai vertici di Terna, alla Tamini si parla per la prima volta di cassa integrazione. Lui è contrario, si schiera dalla parte dei dipendenti. Ma nel febbraio scorso viene estromesso anche dalla carica di presidente onorario. Ma prima di uscire di scena scrive una lettera indirizzata agli «amici» operai, impiegati, dirigenti, sindacalisti. «Ho compiuto 84 anni, ma come un vecchio leone vi dico che sono pronto a ruggire ancora. La Tamini è indistruttibile e non potrà finire mai. Abbiate pazienza e fiducia, un abbraccio a tutti».

Per il suo funerale, martedì 4 luglio alle 10 a Fortunago (Pavia), i manager che lui ha osteggiato hanno deciso di accogliere una delle sue ultime volontà: otto ore di permesso a tutti i dipendenti perché possano partecipare al commiato.


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