«Noi, provati dalla pandemia
Un’esperienza di rinascita»

C’è chi di loro è stato «duramente provato» dalla pandemia. Ed anche per questo motivo ha deciso di prendere parte a questo «viaggio di rinascita». Un cammino lungo la Via Francigena del Sud, tracciato ricco di storia e fascino, percorso a piedi da Brindisi fino al santuario di Santa Maria di Leuca dove, dopo 160 km, con grande soddisfazione, hanno ritirato il testimonial.

E dove qui, all’ombra del faro che veglia sui due mari che si incontrano, hanno raccontato il loro viaggio. L’emozione è racchiusa negli occhi e nel cuore di questi sette giovani, tra i 21 e 22 anni, della Valle Seriana. Andrea Camozzini, Michele Gherardi e Gabriele Giudice di Ranica, Giorgio Locarini di Villa di Serio, Daniele Gamba di Alzano Lombardo e Federico Sana e Sara Barcella di Nembro. Universitari ed ex compagni di classe - al Liceo Amaldi di Alzano Lombardo - hanno deciso di intraprendere questa avventura «un po’ per caso». Il desiderio di ripartire, di ritrovare il senso e il gusto dello stare insieme. «Siamo partiti non conoscendoci tutti bene e questo viaggio ha permesso di consolidare amicizie e crearne delle nuove» spiega Federico.

Per qualcuno è stata un’esperienza spirituale, di ripartenza e fiducia, per altri un modo per spingersi oltre i propri limiti e fare qualcosa di nuovo. «Abbiamo acquistato inizialmente il biglietto di andata con il desiderio di partire ma con l’idea di aspettare a comprare il biglietto di ritorno e prenotare il tutto in base all’andamento della situazione Covid che, avendola vissuta da vicino, ci preoccupava» racconta Sara. Insieme hanno sperimentato la fatica e gli imprevisti del cammino: Daniele, che fin da subito aveva avuto problemi con un ginocchio, sofferente per le numerose vesciche ai piedi, non ha mollato e grazie al suo deciso spirito e al suo fido bastone «da pellegrino» ha comunque concluso l’esperienza con tanto di tutore. Ma i sette giovani hanno sperimentato anche la bellezza dell’assistenza generosa e gratuita dell’accoglienza a loro riservata: «Come i taralli offerti dal commerciante di Vignacastrisi» o «Mariagrazia che a Tricase» li ha ospitati nella sua casa, «nonostante le difficoltà e i timori di questo periodo».

E «l’iniziale diffidenza» della loro provenienza dalle zone più segnate dal Coronavirus, in alcune tappe, «è stata subito superata grazie al vecchietto in bici lungo il cammino» o ai «pellegrini olandesi incontrati più volte». I ragazzi hanno parlato tanto. Dimenticandosi anche della pioggia, del cellulare e delle storie di Instagram. «Ci siamo confrontati sulla vita e anche sulla nostra esistenza; discorsi che solitamente non avremmo affrontato se non grazie a questa esperienza di gruppo» dice Daniele. C’è stato il tempo anche per un «bagno liberatorio» dopo tutti questi mesi difficili. Il santuario di Leuca, tappa di arrivo della Via Francigena del Sud, si è aperto davanti ai loro occhi, con il sole che calava sul mare e le onde che si frangevano sul tacco d’Italia. Un momento per riflettere e contemplare il percorso vissuto. Con «la voglia di ripartire e rimettersi in gioco».

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