«Noi, scampate al folle con l’ascia» Parlano le bergamasche a Düsseldorf
L’ascia usata dall’assalitore

«Noi, scampate al folle con l’ascia»
Parlano le bergamasche a Düsseldorf

Zia e nipote bergamasche sono le due italiane coinvolte nell’agguato in Germania giovedì 9 marzo . «Ho visto un uomo correre, pensavo dovesse prendere il treno: invece stava scappando dall’assalitore»

«Stiamo bene, state tranquilli, io ho preso una botta in testa, la zia no.» . A casa dei familiari, in città, il telefono è suonato con sincronismo da telepatia mentre il servizio del Tg3 regionale stava parlando delle due «donne italiane, zia e nipote, tra i feriti dell’attacco di Düsseldorf». Un attimo, alle due del pomeriggio, abbastanza per strappare un sorriso e un sospiro di sollievo a chi era dall’altra parte della cornetta e del video e per spiegare che la ferita era una, la sua, estesa ma superficiale, mentre la zia per fortuna niente, solo spavento. Le due donne italiane «provenienti da Bergamo» come aveva annunciato il console italiano a Colonia Emilio Lolli hanno chiamato casa, giusto per dire di aver attraversato l’inferno del pazzo col machete e averlo scampato. A casa, a Bergamo, ha chiamato la nipote, con quel tanto di batteria rimasta. Ha 25 anni, è di Scanzo, studia Lingue all’università, parla benone inglese e tedesco. E ha deciso pochi giorni fa di partire per una vacanza a Düsseldorf, con la zia, pensionata, 66 anni.

Quando attorno alle 20,15 di giovedì 9 marzo il 36 enne kosovaro con turbe psichiche ha cominciato a prendere a colpi di machete la gente che gli passava accanto ala stazione centrale, zia e nipote erano lì. «Ho visto un uomo correre, pensavo che stesse andando di corsa a prendere il treno, invece stava scappando, inseguito da un uomo con un machete in mano», ha raccontato ai familiari in qualche frammento di conversazione. L’uomo col machete l’ha sfiorata, forse colpendola di striscio. La ferita sulla testa è estesa ma superficiale, medicata all’ospedale con qualche punto. Abbastanza per dover fare tappa al pronto soccorso, non troppo da togliere a zia e nipote la voglia di riprendere il tour della città che avevano programmato, prima della serata di follia alla stazione centrale.


Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola il 11 marzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA