Per la scuola una falsa partenza
Bergamo, i presidi: ora dateci certezze

I dirigenti scolastici: «Si pagano le conseguenze di uno scontro tutto politico». Graziani: «L’indicazione è di ripartire l’11 al 50%».

La scuola diventata terreno di scontro politico, l’inizio delle lezioni in presenza posticipate all’11 e i dirigenti scolastici che chiedono più certezze per i propri studenti. Nella notte tra lunedì e martedì è arrivata la decisione, da parte del Governo, di non far rientrare i ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado in classe domani, ma di posticipare il ritorno a lunedì prossimo (per il momento). «Sono molto amareggiata - dice Gloria Farisé, dirigente del liceo linguistico Falcone e presidente provinciale di Anp, l’Associazione nazionale presidi - dal fatto che la scuola sia diventata un terreno di scontro, sia politico che tra Stato e Regioni. Erano tutti concordi che la scuola fosse molto importante, soprattutto in un momento come questo. E noi eravamo contenti che finalmente la scuola potesse essere al centro di un ragionamento politico. È vero, ci sono stati interventi importanti a sostegno degli istituti, ma poi miseramente non si ha il coraggio di decidere o una ripartenza o un’interruzione decisa. Tre giorni di attesa a cosa servono? Si abbia il coraggio di prendere delle decisioni».

I dirigenti infatti lamentano troppa incertezza, tra percentuali di didattica in presenza da garantire che cambiano da un giorno all’altro e decisioni prese nel cuore della notte a poche ore dalle programmate riaperture. «Vorremmo più certezze - continua Farisé -. A Bergamo il lavoro per garantire la sicurezza è stato fatto: già da settembre avevamo entrate differenziate, i trasporti sono stati incrementati. Non sta a noi dire il giorno in cui è giusto rientrare, ma con questi continui cambi non viene rispettato il lavoro fatto. Famiglie, studenti, docenti sono privi di certezze. Risulta difficoltoso capire se c’è una logica che guida queste scelte. Per ora dal 7 al 9 le lezioni saranno a distanza, dal’11 al 15 dovrebbe essere al 50%. Ma non lo diamo per scontato, d’ora in poi useremo il condizionale. A Bergamo abbiamo un piano d’azione sia al 75% che al 50%. Ma mi metto nei panni delle famiglie che si organizzano, anche per trasporto, e che da un giorno all’altro vedono cambiare tutto. E lo stesso vale per i docenti, perché la didattica cambia in presenza o a distanza».

Tra i dirigenti la delusione è palpabile. «Vediamo le difficoltà delle famiglie e dei ragazzi - dice Francesca Pergami, del Liceo Amaldi di Alzano Lombardo - che sono continuamente delusi, dopo mesi faticosi. Speravamo di avere più tempo per organizzare gli orari e per essere sicuri che tutti potessero essere avvertiti nei modi e nei tempi adeguati. Speriamo non ci siano novità da qui al 7. Abbiamo cercato di organizzare gli istituti al meglio che abbiamo potuto, equilibrando anche le materie, ma lo abbiamo dovuto fare in un tempo scarso. E soprattutto senza un orizzonte temporale credibile: abbiamo tante attività che stiamo aspettando di capire quando potremo affrontare. I ragazzi oggi sono i più penalizzati: non hanno la scuola, lo sport, gli amici. Credo per loro sia molto complicato».

In questo momento le scuole sanno che domani le lezioni riprenderanno a distanza, che l’11 si dovrebbe ripartire con il 50% degli studenti in presenza, fino al 15, perché da metà mese in poi le regole saranno dettate da un nuovo Dpcm. «È vergognoso - dice Claudio Ghilardi, dirigente dell’Istituto Turoldo di Zogno -. Sembra che la scuola sia utilizzata come campo di battaglia tra governatori e governo, oppure tra forze politiche. Il Ministro per ora sembra essere sempre stata coerente, ma sulla scuola sembra si stia giocando un po’, e senza alcuna previsione o volontà di programmare. Il nostro pensiero sono i ragazzi, che non hanno voce in capitolo, non hanno peso politico, che a scuola ci vogliono venire, che stanno soffrendo e che vogliono incontrarsi. Specialmente a Bergamo eravamo pronti. Anche sul fronte della didattica alcuni hanno perso tanto da quando è stata introdotta la Dad. Siamo in un’emergenza scolastica o comunque in una situazione che lo diventerà. Le decisioni vengono prese dall’oggi al domani, ma non mi sembra che in questo caso si tratti di un provvedimento d’urgenza. Ora non ci troviamo di fronte a provvedimenti presi per il bene comune (come a fine febbraio), ma che dipendono dalle beghe di partito. Ci hanno detto che la riapertura dell’11 è stata il risultato di una mediazione: sono disorientato, perché ciò significa che non è una decisione che dipende da un problema reale».

Tutto in attesa di indicazioni precise. «Riprenderemo in presenza al 50% l’11, se non verranno cambiate le regole nel frattempo - conclude Patrizia Graziani, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Bergamo -. Quest’indicazione sarà valida dall’11 a 15. Il 15 poi scadrà lo stato d’emergenza. Vediamo cosa succederà. Aspettiamo anche notizie per gestire lo smart working dei dipendenti. Quest’organizzazione vale solo per le superiori, gli altri studenti invece riprenderanno regolarmente in classe giovedì (domani per chi legge, ndr)».

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