Il tragico incidente, poi donano gli organi Un gesto d’amore più grande del dolore

Il tragico incidente, poi donano gli organi
Un gesto d’amore più grande del dolore

Eraldo e Severa Cossali hanno perso la figlia per un tragico incidente: «Ci ha fatto bene sapere che altre vite sono state salvate».

Quella di Eraldo e Severa Cossali di Cerete e della loro figlia Debora, morta sedici anni fa a 27 anni in un incidente d’auto, è prima di tutto una storia d’amore. «Cos’è che rende un uomo forte? Cosa lo rende debole come un bambino? – scrive il filosofo Soren Kirkegaard –. Cos’è che sussiste quando tutto frana? Cos’è che consola quando ogni consolazione viene meno? È l’amore». Un sentimento profondo, vero, fatto di gesti più che di parole, che ha tenuto insieme la famiglia, l’ha condotta attraverso anni in cui dolore e rinascita si sono susseguiti di continuo come in una inarrestabile danza, sempre venata di malinconia.

L’immagine di Debora che i suoi genitori portano negli occhi e nel cuore è appesa in formato poster nel salotto: lei è alta, bionda, porta i capelli raccolti sulla nuca, e sorride raggiante avvolta nel suo abito da sposa. «La nostra unica figlia – racconta Severa – era una ragazza molto determinata, quando prendeva una decisione la portava fino in fondo, anche se noi non la condividevamo. Aveva un carattere molto forte. Non le era mai piaciuta la scuola e questo per me era stato un grosso dispiacere, aveva smesso dopo le medie per andare a lavorare. Poco dopo il matrimonio, però, aveva deciso di ricominciare a studiare, per ottenere un diploma di informatica. Purtroppo non è riuscita a coronare questo sogno. Era un periodo molto felice per lei. Per anni aveva lavorato come cuoca in una casa di riposo, poi per un certo periodo aveva gestito un bar. Le piaceva molto cucinare. Quella maledetta sera era andata a lavorare in una trattoria a Colzate. Era sabato. Doveva essere l’ultima volta, perché aveva trovato un altro lavoro part-time e già da tempo io insistevo perché smettesse. È uscita dal lavoro ed era tardi. Stava rientrando a casa, a Parre, le mancavano proprio una manciata di chilometri, quando un’altra auto le è finita addosso. Non è stata colpa sua, purtroppo è capitato». Severa s’interrompe, guarda il marito, entrambi hanno gli occhi lucidi. È passato tanto tempo, ma l’emozione è sempre grande.

«Poco tempo prima avevamo guardato una trasmissione di Adriano Celentano: in uno dei suoi famosi monologhi si era pronunciato contro la donazione. Aveva espresso giudizi molto forti, inaccettabili per noi, ci avevano dato molto fastidio. Ci eravamo chieste cosa avremmo fatto se ci fosse capitato di dover scegliere, Debora aveva detto che avrebbe voluto iscriversi all’Aido e mi aveva chiesto come fare». Poco dopo si era sposata ed era partita per il viaggio di nozze: un mese e mezzo tra Bali e l’Australia. «A 27 anni non pensi che possa davvero capitarti una cosa del genere».Quando il medico è arrivato e ha chiesto davvero il consenso alla donazione al marito di Debora, lui non ha esitato: «La conosceva bene, sapeva che era giusto così».


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