Piazzale Alpini, l’idea degli studenti Droni-vigilantes a chiamata,che ne pensi?

Piazzale Alpini, l’idea degli studenti
Droni-vigilantes a chiamata,che ne pensi?

La sicurezza urbana passa anche dalla vivibilità di una piazza, di una via, di un quartiere. E c’è chi ha ripensato a Piazzale Alpini direttamente attraverso un drone. Direttamente da Harvard.

Un drone che sorvegli i punti critici della città e garantisca la sicurezza dei cittadini. In grado di correre in aiuto al passante in pericolo, attivando un allarme e una telecamera. È il prototipo al quale stanno lavorando gli studenti di Harvard Gsd con i colleghi dell’Università di Bergamo nell’ambito del progetto Bergamo 2.035, che da quattro anni vede un team di docenti e studenti dei due atenei lavorare insieme a una nuova idea di città intelligente.

«Quest’anno lavoriamo sul tema della sicurezza urbana - spiega Sebastian Birolini, studente di Ingegneria gestionale –, abbiamo pensato a come rendere più sicure le zone della città ritenute più a rischio, come il piazzale degli Alpini. Stiamo mettendo a punto un drone che, tramite un algoritmo e una telecamera termica, sorvolando una zona circoscritta sia in grado di individuare persone in potenziale pericolo. Di giorno potrebbe essere utilizzato dai cittadini per fare fotografie e dare informazioni attraverso una app, oltre ad essere attivo sul fronte della sorveglianza con la possibilità di intervenire a chiamata; la sera verrebbe impiegato per monitorare l’area in questione . Il passante che si sentisse in pericolo o minacciato non dovrebbe far altro che attivare la chiamata con il telefonino, il drone a quel punto si avvicinerebbe illuminando il soggetto con un fascio di luce, facendo scattare un allarme e iniziando a registrare le immagini».

Come alimentarlo e garantirne l’autonomia resta il problema principale. «Siamo alla fase iniziale – spiega Sebastian – abbiamo fatto dei primi test sul piazzale degli Alpini ma dovremo mettere a punto il prototipo. In maggio lo presenteremo ad Harvard, verificheremo la fattibilità economica dell’operazione e, se qualcuno si farà avanti, il drone (ribattezzato Lion, ndr) potrà essere finanziato e messo in produzione».


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