Pirati dei giornali, primi indagati L’indagine della Polizia postale

Pirati dei giornali, primi indagati
L’indagine della Polizia postale

Tre indagati per pirateria dell’informazione. E 10 mila persone che hanno scaricato illegalmente il giornale sul telefonino rischiano una multa salatissima.

Ci sono tre indagati tra i pirati dell’informazione. E 10 mila persone rischiano una multa da 24 mila euro per aver scaricato sul telefonino un giornale che, in edicola, costa due euro. Online meno della metà. La Polizia postale ha chiuso la prima delle indagini sugli amministratori di chat (su Telegram e WhatsApp) dove ogni giorno vengono inviate le copie di tutti i quotidiani e le riviste italiane, tra cui anche L’Eco di Bergamo. Giornali che è possibile avere per pochi euro al mese o anche gratuitamente, cedendo però il bene più prezioso per un utente: la propria identità. Basta iscriversi a queste chat per consegnare i propri dati e rinunciare alla sicurezza. Lo rivela Giovanni Foschini in un articolo pubblicato su La Repubblica mercoledì 1 aprile.

Il più importante dei tre indagati era in provincia di Torino: un tecnico informatico, ufficialmente disoccupato, era riuscito a «craccare» password istituzionali che gli permettevano di accedere ogni giorno alle copie dei quotidiani. Aveva così creato un canale al quale erano iscritti qualche migliaio di persone. Rintracciarlo non è stato semplice.

L’inchiesta era partita sulla base di una denuncia degli editori de L’Unione Sarda che avevano trovato copie del loro giornale distribuito, gratis, online, spiega ancora il quotidiano La Repubblica. Con la collaborazione della Postale avevano così «segnato» le copie ufficiali che venivano scaricate legalmente dagli abbonati. In modo da poter sapere quali venivano poi rilanciate illegalmente. Così è stato possibile individuare chi rivendeva tutto su Telegram.

Ora rischiano una multa salatissima anche i consumatori finali. Il caso sardo è stato seguito passo per passo dalla Fieg, la Federazione degli editori, che da più di un anno ha organizzato una task force per individuare i canali con la possibilità di download illegali. Il problema è la mancata collaborazione di Telegram: nonostante la «violazione reiterata e massiva» del copyright, per citare le denunce della Fieg, e la «richiesta di blocco dei canali e la rimozione delle testate rubate», a oggi esistono almeno 8 chat, dove oltre 500 mila persone possono scaricare gratis i giornali, che non si riescono a chiudere. Postale e Guardia di Finanza giurano ancora per poco.


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