Ponte di Calusco, un mese fa la chiusura «Per 23 mila pendolari nessuna risposta»

Ponte di Calusco, un mese fa la chiusura
«Per 23 mila pendolari nessuna risposta»

Tanti percorrono ogni giorno quella tratta da Bergamo a Milano via Carnate: a un mese dalla chiusura del ponte di San Michele nessuna soluzione alternativa realmente attendibile.

È ormai trascorso un mese dalla chiusura del ponte di San Michele ma per chi viaggia in treno da Bergamo a Milano via Carnate - si calcola 23 mila passeggeri al giorno su quella direttrice - non è arrivata ancora nessuna risposta di sistema (tranne le navette sostitutive e il treno speciale con fermata Verdello). A denunciarlo il Comitato pendolari bergamaschi che in una nota chiarisce che «la pazienza è finita», quella virtù tanto invocata dagli amministratori pubblici e dai dirigenti di Rfi in attesa di individuare un piano B per lavoratori e studenti orobici.

«Esattamente un mese fa transitava in serata l’ultimo treno Milano-Bergamo via Carnate sul ponte di san Michele - spiega Lucia Ruggiero per il Comitato pendolari bergamaschi –. I viaggiatori di quel treno, così come tutti i viaggiatori di quella direttrice per giorni, mesi e anni, erano inconsapevoli del fatto che “il ponte sostenesse ormai solo il suo peso” (parole di Rfi, non nostre...). Fa indubbiamente bene all’anima, alle nostre certezze e alla nostra fiducia nelle aziende e nelle istituzioni sentire simili parole, non credete? No, perché se non ve ne foste accorti, su quei treni ci viaggiavano migliaia di studenti, lavoratori e casuali passeggeri ogni giorno (stimati attorno ai 23.000 passeggeri giornalieri sulla direttrice): le stesse persone che avevano già avuto una vaga “puzza di bruciato” attorno al trasporto ferroviario lombardo quando il 25 gennaio del 2018 era deragliato un treno sull’altra “sponda” della rete ferroviaria dell’Est Lombardia, a Pioltello; un incidente del quale ancora i viaggiatori vorrebbero avere più dettagli e più chiarezza e nel quale, ricordiamo per chi ha perso la memoria, sono morte tre persone che potevano essere ognuno di noi pendolari sulla tratta».

«Il Comitato Pendolari Bergamaschi invece, grazie ai suoi numerosi incontri con le istituzioni e con le aziende, sapeva della necessità di intervento di manutenzione al ponte di san Michele sin dal 2016 – prosegue Ruggiero –. Periodicamente - e ormai stancamente - scriveva ai rappresentanti locali di Rfi per avere notizie sulle tempistiche e sulle modalità di chiusura, senza aver mai risposte precise. Ogni semestre (in occasione del cambio orario) arrivava il puntuale posticipo». «Però, paradossalmente noi restavamo i più fiduciosi. Ci dicevamo che - se tutti sapevano delle condizioni del ponte e della effettiva necessità di manutenzione - ci sarebbe stato un piano alternativo pronto. Ci aspettavamo che fosse già stato disegnato un piano di viabilità e di coincidenze orarie da mettere in pista all’evenienza. Ci aspettavamo che le istituzioni locali fossero allineate e che si fosse già discusso del prestito di qualche carrozza in più, per far fronte all’ovvio sovraffollamento di altre direttrici alternative, come la Bergamo-Milano via Pioltello e la Bergamo-Lecco. E invece no. Ci siamo svegliati a metà settembre ed è stato un brusco risveglio. A ponte chiuso, ci siamo resi conto che non c’era nulla: nessun piano, nessun pensiero di modifica orari, nessuna carrozza in più in arrivo, nessun locomotore in più . Niente».

«Anzi no, qualcosa sì: navette bus dal percorso di 50 minuti (va bene, lo sappiamo che i bus non volano) e un treno speciale da Bergamo che ha iniziato a essere utile solo quando abbiamo chiesto (noi) a gran voce la fermata di Verdello, dove ci siamo resi conto che gli abitanti di Ponte San Pietro e Terno possono avere la possibilità (ma con che sacrifici) di venire a parcheggiare. I sacrifici delle persone della zona Isola che oggi si sentono abbandonate, in viaggi assurdi e della speranza che, ricordiamo, intraprendono per andare a guadagnarsi da vivere o per dare alla propria vita un futuro e quindi per regalare crescita a questo Paese, noi abbiamo deciso di raccontarli sulla nostra pagina Facebook tramite l’hashtag #storiependolari».

«Chiediamo – proseguono i pendolari – da settimane che siano riviste le coincidenze a Bergamo, chiediamo da settimane che ci sia uno sforzo per maggiori servizi via bus, chiediamo da settimane che ci si renda conto che con le lezioni universitarie i treni si sarebbero trasformati in trasporto animali senza controllo preventivo della associazioni animaliste. Purtroppo la nostra previsione si è avverata, ma in risposta riceviamo sempre un “Pazienza!”».

«Personalmente – spiega Ruggiero –, io viaggio da oltre 15 anni e, facendo una stima approssimativa della mia spesa totale in abbonamenti, ho investito circa 15.000 euro nel trasporto ferroviario lombardo. Ci ho messo 15.000 euro e un totale di circa 11.000 ore della mia vita solo per andare e tornare dal mio posto di lavoro. Da quando viaggio, questo è in assoluto il periodo peggiore in termini di servizio reso. I tempi di percorrenza sono gli stessi, i mezzi - al netto di qualche inserimento di treni nuovi - sono gli stessi e comunque non sono abbastanza capienti, i ritardi sono all’ordine del giorno, i guasti della rete pure, l’informazione a bordo non ne parliamo (non vedo un capotreno da circa 3 settimane almeno), la pulizia ha subito pochi alti e bassi».

«In compenso abbiamo ascoltato mille parole – continua –. Abbiamo ascoltato assessori che ragionavano su sistemi lombardi integrati, AD di Trenitalia che promettevano viaggi Milano-Bergamo in 30 minuti, AD di Trenord che inserivano treni veloci e più costosi in un nuovo “apartheid” del pendolare, AD di Trenord che appuntavano spillette al petto dei lavoratori con “la puntualità in testa” e sceglievano 6 direttrici da far funzionare a puntino, assessori che dicevano che andava tutto bene e finalmente, la grande svolta, una Regione che ci chiede pazienza. Non male. Perdonate se continuiamo a rispondere garbatamente e con diplomazia: “La pazienza è finita”. Ora aspettiamo soluzioni, quelle vere».

«Restiamo in ogni caso un Comitato che desidera collaborare, in modo serio e mai sposando proteste fuori legge o che ledano i diritti di chi, come noi, vuole semplicemente viaggiare in pace e usufruendo di un servizio puntuale e di qualità. Abbiamo scelto la via istituzionale, infatti, chiedendo una formale audizione in V Commissione Infrastrutture e Mobilità in Regione Lombardia. La nostra richiesta, raccolta in primis dal concittadino e consigliere regionale Niccolò Carretta e condivisa dalle minoranze di centro-sinistra e del M5S, si spera sia accolta anche e soprattutto proprio dalla maggioranza, che ha a disposizione la fiducia di tanti elettori lombardi che si aspettano quindi misure idonee».


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