Bossetti, guerra sul Dna mitocondriale Ma il genetista del pm smonta i dubbi

Bossetti, guerra sul Dna mitocondriale
Ma il genetista del pm smonta i dubbi

Nuova udienza, mercoledì 18 novembre, del processo a carico di Massimo Bossetti, accusato del rapimento e dell’omicidio di Yara Gambirasio. Sono stati ascoltati due consulenti dell’accusa, i genetisti Andrea Piccinini ed Emilio Giardina. Che hanno confermato le loro consulenze: il Dna di Giuseppe Guerinoni, padre di Massimo Bossetti, è identico a quello di Ignoto 1, per l’accusa l’assassino di Yara. E Giardina ha smontato i dubbi sul Dna mitocondriale.

Ancora presente l’imputato, che non ha mai saltato un’udienza, in jeans e felpa blu, e c’era anche la sorella con gli occhiali scuri perché reduce da un’operazione agli occhi (aveva denunciato di essere stata picchiata). Tra i due un saluto. Assente l’avvocato Claudio Salvagni, uno dei legali del muratore, c’erano invece l’avvocato Paolo Camporini, l’altro componente del pool difensivo di Bossetti, e la dottoressa Sarah Gino, genetista della difesa.

L’arrivo di Bossetti in tribunale

L’arrivo di Bossetti in tribunale
(Foto by Beppe Bedolis)

Il pm Letizia Ruggeri con i consulenti dell’accusa

Il pm Letizia Ruggeri con i consulenti dell’accusa
(Foto by Beppe Bedolis)

L’avvocato Paolo Camporini, al centro, legale di Bossetti

L’avvocato Paolo Camporini, al centro, legale di Bossetti
(Foto by Beppe Bedolis)

Piccinini è il responsabile del Laboratorio di Genetica forense dell’Università degli Studi di Milano che, sulla base di campioni prelevati dal cadavere di Giuseppe Guerinoni, morto nel 1999 e la cui salma veniva era stata riesumata il 7 marzo 2013, aveva confermato il rapporto di paternità naturale tra Guerinoni e Ignoto 1 che corrisponde al 99,99999987%. Ricordiamo che Guerinoni è il padre di Massimo Bossetti, figlio illegittimo.

Piccinini nella sua deposizione ha raccontato di come la salma di Giuseppe Guerinoni sia stata trasportata all’ospedale di Bergamo dal cimitero di Gorno e sia stata riconosciuta dai familiari. Nella bara c’era anche una lettera che i familiari avevano scritto al loro congiunto e aveva lasciato insieme a un fiore. Il genetista ha spiegato di aver prelevato dalla salma frammenti e tessuti, unghie e un pezzo di osso femorale. È stato paragonato il Dna dell’autista di Gorno con quello di Ignoto 1 e c’è stata corrispondenza su 28 marcatori su 28. Il test è stato ripetuto e ha dato lo stesso risultato, corrispondenza totale.

L’avvocato Camporini, nel controesame, ha parlato di diverse incongruenze nella consulenza del genetista: il difensore ha stigmatizzato in primis la mancata corrispondenza tra i numeri contenuti nelle tabelle redatte dallo specialista e quelli relativi agli elettroferogrammi, ovvero il grafico che rappresenta le tracce del Dna. Piccinini ha riconosciuto che ci sono stati errori materiali nella trascrizione dei dati ma che non inficiano assolutamente il risultato finale. Mormorii ironici tra il pubblico con richiamo del presidente della Corte d’assise di Bergamo, il giudice Antonella Bertoja, a una maggiore compostezza.

«Lei ha mai eseguito un Dna mitocondriale?» ha domandato la difesa di Bossetti a Piccinini, consulente della procura. «No», ha risposto l’esperto. «E non sa nemmeno che cosa è?», ha insistito l’avvocato Camporini. È stato su questo il botta e risposta che il giudice Bertoja ha severamente redarguito il difensore di Bossetti. «Avvocato - ha sottolineato il presidente - non siamo qui a fare gli esami ai consulenti, è una questione di educazione». «La corte - ha continuato il magistrato - ha più volte spiegato che non devono essere poste domande sul Dna mitocondriale a chi materialmente non se ne è occupato. Per il resto, possiamo acquisire ampia letteratura».

La questione della mancata corrispondenza del Dna nucleare trovato sul corpo di Yara (attribuito a Bossetti) è quello mitocondriale (del quale non è stato possibile stabilire l’appartenenza) è stato spesso ricorrente nel processo. In più ordinanze con le quali sono state respinte le richieste di scarcerazione di Bossetti (nei giorni scorsi anche da parte della Cassazione) è stato scritto che è solamente il Dna nucleare ad avere una valenza identificativa di una persona ed è solo questo utilizzato in ambito forense.

Giardina, che ha deposto dopo Piccinini, è il genetista dell’Università Tor Vergata di Roma al quale si che si era rivolta la polizia, quando era riuscita a risalire prima a Damiano Guerinoni e poi a Giuseppe Guerinoni di Gorno : servivano certezze che quest’ultimo fosse il padre di Ignoto 1. Il professor Giardina aveva elaborato un calcolo biostatistico che aveva certificato al 99,9999929% che era proprio così. Ma il professore è anche il responsabile del laboratorio che ha erroneamente comparato il dna mitocondriale del gruppo di donne - in cui era compresa Ester Arzuffi, la madre di Bossetti - con il mitocondriale di Yara e non di Ignoto 1, peraltro mai stato individuato dalle analisi.

Nella sua deposizione Giardina ha evidenziato che se non si è trovato il Dna mitocondriale non vuol dire che non ci sia. Il genetista ha infatti spiegato che le tecniche di analisi del Dna mitocondriale sono rimaste indietro, mentre quelle per scovare il Dna nucleare, che è molto più importante, sono all’avanguardia. È come se nel primo caso si usasse il telegrafo e per il secondo un iPhone per dare un’idea della differenza di tecnologia. Le analisi sono arretrate perché il Dna mitocondriale non identifica con precisione una persona, il Dna nucleare sì.

Fuori aula, l’avvocato Camporini, nel sottolineare che sul Dna mitocondriale gli esperti dell’accusa danno varie spiegazioni scientifiche che alla fine sono però lacunose, ha auspicato sul tema una perizia collegiale della Corte d’Assise. Il difensore di Bossetti ha polemicamente ricordato anche i 118 mila euro spesi per l’errata comparazione del Dna mitocondriale di 532 donne, tra cui Ester Arzuffi, con il mitocondriale di Yara e non con quello di Ignoto 1, domandandosi se dovrà essere il suo cliente a pagarli.


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