Bossetti, battaglia sui dati grezzi del Dna Accusa-difesa, momenti di alta tensione

Bossetti, battaglia sui dati grezzi del Dna
Accusa-difesa, momenti di alta tensione

Dopo le tante polemiche scaturite in settimana, dal confezionamento del filmato del furgone al video dell’imputato inginocchiato al momento dell’arresto, il processo a carico di Massimo Bossetti, accusato del rapimento e dell’uccisione di Yara Gambirasio, si è ripreso venerdì 13 novembre con l’ennesima udienza. Che ha avuto momenti di altissima tensione e si è conclusa verso le 13,30.

C’è stato persino un momento in cui, a causa dei commenti a voce alta del pubblico sulle parole grosse che volavano tra accusa e difesa, il giudice Antonella Bertoja ha minacciato di continuare l’udienza a porte chiuse. Ecco la cronaca dell’udienza per come si è sviluppata. I due avvocati difensori di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, hanno subito sollevato il quesito relativo ai dati grezzi del Dna chiedendo che il recupero di tutti i dati grezzi relativi al Dna rinvenuto sugli slip e sui leggings di Yara, anche quelli che avevano dato esito negativo. Per i difensori, infatti, pure questi «necessitavano di una spiegazione scientifica». Il pm Letizia Ruggeri ha risposto che tutti i dati grezzi non si possono recuperare e che ci si può limitare ai dodici profili in cui compare il Dna di Ignoto 1 , che per l’accusa è l’imputato. I dati grezzi sono quelli che attestano il procedimento mediante il quale il Ris è giunto a stabilire che il Dna trovato sugli slip e sui leggings di Yara appartiene a Ignoto 1.

L’arrivo di Massimo Bossetti

L’arrivo di Massimo Bossetti
(Foto by Beppe Bedolis)

Tra accusa e difesa sono volate parole grosse, tanto per dare un’idea il pm a un certo punto ha risposto alle insinuazioni della difesa dicendo «Queste cose andate stasera a dirle in tv», probabilmente per stigmatizzare la grande esposizione mediatica in televisione della difesa, e la difesa ha replicato con un «e voi consegnate il video tarocco» con evidente riferimento al filmato del furgone di Bossetti . Botta e risposta che ha provocato commenti a voce alta del pubblico, tanto che il giudice Bertoja ha minacciato di ordinare le porte chiuse in caso di persistere del brusio.

L’arrivo del pm Ruggeri

L’arrivo del pm Ruggeri
(Foto by Beppe Bedolis)

Parole forti quelle di Salvagni che ha sottolineato: «Se dovesse essere certificata la mancanza di tutti i dati grezzi del Dna sarebbe leso il diritto di difesa. Sono sconvolto per il caos che è regnato nella conservazione dei dati». I giudici si sono ritirati in Camera di Consiglio per decidere se dare l’ok alla richiesta della difesa o se sposare la linea del pm.

E la decisione è stata che saranno messi a disposizione della difesa i dati dei dodici profili in cui compare il Dna di Ignoto 1, come voleva l’accusa, più una piccola integrazione. I consulenti dei Ris di Parma presenti hanno comunicato che ci vorranno due settimane per consegnare tutti i dati richiesti.

A causa dello sciopero dei penalisti, contro la spettacolarizzazione della giustizia, in programma dal 30 novembre al 4 dicembre, e al quale i difensori di Bossetti aderiranno, salteranno le udienze del 2 e 4 dicembre e si riprenderà l’11 dicembre. L’imputato, come di consueto presente in aula (un po’ tirato, in polo-felpa bordeaux e jeans), non ha avuto nulla da obiettare. Intanto la tensione si è smorzata un po’. È stato anche deciso il calendario fino a marzo: udienze di venerdì e talvolta anche di mercoledì.

Gli avvocati al bar durante una pausa

Gli avvocati al bar durante una pausa
(Foto by Beppe Bedolis)

Come consulente dell’accusa è stata sentita Paola Asili, direttore tecnico e capo biologo delle indagini di genetica forense della polizia scientifica di Roma che ha raccontato di come abbia ricevuto dai Ris il profilo di Ignoto 1, che era di «qualità e quantità ottima», e di come sia stato confrontato con 5.750 campioni. In considerazione dei grandi numeri e dell’enorme lavoro, è stato deciso di controllare il cromosoma Y che dà la linea paterna. Si è così arrivati a Damiano Guerinoni, che frequentava la discoteca «Sabbie Mobili Evolution» di Chignolo. Il giovane non poteva essere Ignoto 1 perché nel periodo della sparizione della tredicenne era all'estero e il suo Dna non corrispondeva esattamente. Furono sottoposti a esame tutti i maschi della famiglia. Nessuno aveva un Dna corrispondente. Furono quindi chiesti alla famiglia Guerinoni («che si dimostrò estremamente collaborativa») reperti di Giuseppe, morto nel 1999, e dai francobolli e dalla marche sulla patente gli investigatori della scientifica sono giunti a una «corrispondenza» tra il Dna dell'autista e di Ignoto1 pari al «99,9%», il che significa «una paternità provata». Sono stati scovati - sono state sempre parole di Asili - altri due profili sui guanti, denominati Uomo 1 e Donna 1, ma non c’era nessun elemento per approfondire l’indagine.

È stato quindi il turno di Roberto Giuffrida, direttore tecnico e capo biologo di genetica forense del Gabinetto regionale della polizia scientifica di Milano che si è occupato dei reperti del sopralluogo sul campo di Chignolo d’Isola dove è stato scoperto il corpo di Yara. Reperti divisi in due gruppi, quelli prelevati sul campo e quelli prelevati sul corpo di Yara che aveva nella tasca destra del giubbetto chiavi, un MP3, e batteria e sim card del telefonino. Nessuna traccia significativa di impronte è stata rinvenuta su questi reperti. A circa 100 metri dal corpo è stato trovato un fazzoletto di carta impregnato di sangue e dalla traccia ematica si è risaliti al profilo di Uomo 2 , ma anche in questo caso la pista era senza sblocchi. Quanto al profilo di Ignoto 1, Giuffrida ha sottolineato che la traccia era ottima, «addirittura stupefacente in considerazione del tempo in cui era rimasta all’aria aperta». Si è parlato anche di Pierpaolo Guerinoni, fratello di Giuseppe Guerinoni, il cui profilo Dna si è avvicina molto a quello di Ignoto 1. È stato domandato a Giuffrida se si fosse indagato su possibili figli illegittimi di Pierpaolo (che risulta senza figli), ma la risposta è stata: «Non era di mia competenza farli».


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