«Quel pallone mezzo andato e le infinite partite della nostra estate»

«Quel pallone mezzo andato
e le infinite partite della nostra estate»

Altro che videogiochi o smartphone: ecco come erano le vacanze di tutti noi non molti anni fa. Da leggere...

La playstation, Fifa 2099, gli smartphone o altre diavolerie? Macché... Un pallone di cuoio mezzo andato, un campo di sabbia dove sbucciarsi le ginocchia, mamma e papà che ti chiamavano per tornare a casa, partite infinite e convocazioni ad urlo o al citofono. Altro che gruppi WhatsApp. Giocare. A pallone, quello vero. Ogni giorno ed ogni sera d’estate: era ieri, sembra un secolo fa e lo è. Stefano Pagnoncelli non è nuovo a scritti tra passato e nostalgia, molti di quelli pubblicati sul suo profilo Facebook riguardano l’Atalanta (questa stagione, poi...): questa volta invece ha deciso di toccare sul vivo generazioni intere, quelle che correvano tutta una stagione dietro un pallone sgonfio e rovinato. Ma che ci parlava ogni giorno.

«Ogni tanto è bene ricordarsi che, quasi tutti noi, siamo tornati a casa sudati e felici con tra le mani un pallone di cuoio sgonfio, rovinato e con gli esagoni che si staccavano. Era bellissimo. C’era sempre qualcuno al campetto dell’oratorio o delle scuole disposto a giocare. E siccome si giocava a qualsiasi ora, ci toccava scavalcare... Giocare a pallone era un diritto sacrosanto acquisito in ogni momento, dal 10 giugno in poi. Ricordo come fosse ora il rumore sordo del pallone “che tirava gli ultimi” ad ogni fortissimo calcio. Era impossibile impattare di testa, quel pallone andava usato solo di piede. Ma tanto non importava, la testa non veniva usata.

Al vecchio oratorio c’erano anche delle regole curiose ma felici:

1) dovevi metterti in fila ed attendere il tuo turno, facendo il raccattapalle; arrivati a 3 gol la squadra perdente usciva e tu “chiamavi” i 3 giocatori che si univano a te (4vs4, il campetto era piccolo);

2) nel lato nord del campetto, a 3 mt dalla riga laterale vi era un muro dipinto (cinema abbandonato dell’oratorio), e se la palla colpiva il muro e rientrava in campo senza colpire l’erba, la palla NON ERA USCITA.

Fantastico.

Un sacco di volte la palla usciva in strada, ma i passanti lo sapevano e la ributtavano dentro. E poi sudati a bere dalla fontanella, che fresca che era quell’acqua... “Bagnati i polsi e ti passa il caldo” diceva il papà. Peccato non poter colpire la palla di testa come Stromberg in Atalanta Cesena nel 1989. Ma non faceva nulla, si ripartiva in contropiede come Caniggia. Ditemelo subito. Succede ancora, vero?».


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