Ripartono i pellegrinaggi con la Ovet
Dopo Lourdes, ora si vola in Terra Santa

L’ultima occasione fu nel febbraio 2020, ora si ricomincia: la partenza fissata per il 29 marzo. Iscrizioni entro fine febbraio. Brignoli e don Salvi: «Torniamo a offrire un’esperienza suggestiva tanto desiderata».

L’ultimo si svolse nel mese di febbraio 2020. Poi l’emergenza pandemica si mise di traverso e ne causò la sospensione. Ora, però, per i pellegrinaggi in Terra Santa organizzati dall’agenzia Ovet in collaborazione con l’Ufficio diocesano scocca l’ora della ripresa. La prima partenza sarà infatti per il 29 marzo dall’aeroporto di Orio al Serio per un viaggio per Gerusalemme, Betlemme e Tel Aviv che durerà fino al 5 aprile.

Per chi sceglierà questo viaggio, si tratta di un’esperienza che non costituisce soltanto un approdo alla terra di Gesù ma anche una possibilità di riannodare i fili con la parte del proprio cuore che fa rima con speranza.

Una ripartenza importante

Enrico Brignoli, direttore di Ovet, al riguardo non ha una virgola di dubbio: «Questo ritorno alla possibilità di effettuare il pellegrinaggio in Terra Santa è estremamente importante per noi – afferma – . Nonostante qualche limitazione doverosamente ancora esistente a causa della pandemia possiamo ritornare a offrire questo tipo di esperienza suggestiva». Ma Brignoli si sofferma anche su un altro aspetto di non minore rilevanza, quello di chi, assistendo i pellegrini per professione, si è ritrovato penalizzato dall’irruzione sulla scena del Covid 19 e ha quindi visto ridursi in modo notevole la propria attività. «Questa ripartenza è rilevante anche per chi opera nel mondo del pellegrinaggio – aggiunge – :da due anni alcuni operatori sono senza lavoro per via della pandemia, questa ripresa è quindi anche un segno di vicinanza forte alla loro professione, peraltro questa sarà anche l’occasione per incontrare la comunità cristiana del luogo». Che questo ritorno sia particolarmente sentito lo documenta a dovere la quindicina di adesioni finora pervenute all’Ovet. «Chi vuole partecipare al pellegrinaggio – specifica Brignoli – dovrà rivolgersi direttamente alla Ovet (in viale Papa Giovanni XXIII 110) al massimo entro fine febbraio».

Il significato profondo

Il profondo significato umano e religioso dell’esperienza emerge con chiarezza anche dalle parole di don Gianluca Salvi, direttore dell’Ufficio pellegrinaggi della Curia di Bergamo. «Sul ritorno dei pellegrinaggi abbiamo buoni segni di speranza – spiega – mi ricollego a quello che organizzammo in ottobre a Lourdes nel quale rilevammo proprio un desiderio profondo delle persone di rivivere quest’esperienza, in Terra Santa in questo momento la situazione è un po’ più delicata ma proviamo a ripartire. C’è davvero un bisogno forte delle persone di partecipare a queste esperienze e lo abbiamo constatato anche con i pellegrini di Lourdes, luogo che durante l’emergenza pandemica è stato assunto come riferimento forte; sottolineerei poi che molta gente del nostro territorio, in casa, prega con il rosario di Lourdes in mano; ora cerchiamo di riavviare il discorso, con le dovute cautele, anche con la Terra Santa». Tra gli altri appuntamenti previsti dall’Ufficio diocesano per l’immediato futuro, specifica don Salvi, oltre che la riproposta di Lourdes, figurano anche l’organizzazione di un pellegrinaggio attraverso Austria e Ungheria «per scoprire – afferma – alcune figure significative come quella di San Martino» e nella valle di Rieti.

Il programma del pellegrinaggio del 29 marzo in Terra Santa prevede, oltre alla visita dei luoghi più significativi, tra i quali il monte Tabor e il lago di Galilea, la chiesa della natività di Betlemme e il monte degli Ulivi, anche la celebrazione di una Messa in luoghi che saranno definiti con la guida biblica in base alle disponibilità. Per poter affrontare il viaggio in Israele è necessario avere completato il ciclo vaccinale comprensivo di terza dose da almeno sei mesi. La procedura richiede inoltre la compilazione di un modulo online da parte di ogni cittadino che stia per recarsi in Israele con un test Pcr almeno settantadue ore prima dell’ingresso nel Paese di provenienza e uno all’arrivo. Tra adempimenti burocratici e obblighi sanitari, però, emerge imperiosa una consapevolezza: la Terra Santa è il luogo in cui il cuore sa andare oltre il dolore e la sofferenza per ritrovare se stesso.

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