Ripartono le caldaie, no al «fai da te» Ecco tutto quello che bisogna sapere

Ripartono le caldaie, no al «fai da te»
Ecco tutto quello che bisogna sapere

Con l’arrivo della stagione autunnale e, il conseguente calo delle temperature, è necessario iniziare a scaldare le nostre abitazioni. Questo rituale, purtroppo, fa registrare ogni anno una serie di incidenti legati proprio all’attivazione degli impianti, che dovrebbero rendere i nostri focolari domestici più caldi ed accoglienti.

E questo 2016 non fa eccezione. Da gennaio ad oggi, infatti, sono stati registrati in provincia di Bergamo 14 episodi di intossicazione. Purtroppo questi dati evidenziano un triste incremento rispetto a quelli dello scorso anno. Probabilmente la crisi economica si fa sentire anche in questo campo: le fasce più deboli di popolazione ricorrono a sistemi di riscaldamento sostitutivi oppure non provvedono alla necessaria manutenzione, con conseguente scarico dei fumi di combustione non adeguato e/o ventilazione dei locali insufficiente.

Complessivamente le persone coinvolte negli incidenti sono state 45, per 24 delle quali è stato necessario il ricovero. Per fortuna non si è registrato nessun decesso. Dei 14 incidenti, 6 sono quelli attribuiti all’uso di braciere, 4 a stufe a legna, 4 a caldaie ed apparecchi a gas. Sia per le stufe sia caldaie, la dinamica degli eventi è connessa ad una loro non corretta installazione. Proprio per questo, la normativa di settore vigila in maniera sempre più attenta.

Dal 1° gennaio 2016, infatti, l’installazione e la ristrutturazione degli impianti termici, nonché la sostituzione del generatore di calore, dovranno rispettare nuove prescrizioni. Importanti novità, poi, riguardano la termoregolazione e contabilizzazione del calore, che sarà obbligatoria per gli impianti centralizzati a partire dal 31 dicembre 2016. I nuovi installatori di impianti a fonti rinnovabili dovranno, inoltre, frequentare appositi corsi di formazione.

Oggi, insomma, è più che mai sconsigliato cimentarsi in un improvvisato fai da te, non solo per la sua pericolosità, ma anche per non contravvenire proprio le disposizioni normative varate da Regione Lombardia per il buon funzionamento degli impianti, per contenere i consumi energetici e per contrastare l’inquinamento atmosferico. Ormai è a regime il censimento di tutti gli impianti termici funzionanti nelle abitazioni, con l’attribuzione di un codice identificativo univoco: la «targa dell’impianto». La persona responsabile (proprietario, affittuario o amministratore di condominio per gli impianti centralizzati) di impianti a combustione, di teleriscaldamento, cogenerativi e di climatizzazione dovrà vigilare sulla gestione, sul controllo e sulla manutenzione periodica obbligatoria affidandosi a termotecnici abilitati.

Questi esperti rilasciano un libretto, in cui devono essere annotate tutte le caratteristiche dell’impianto e, provvedono a registrare i dati della manutenzione nel Catasto Unico Regionale Impianti Termici (Curit). Questa operazione, seguita dalla consegna della documentazione cartacea al Comune o alla Provincia, costituisce la certificazione dell’intervento. Per gli impianti nuovi, invece, è l’installatore a garantire tutti i necessari passaggi.

Gli ispettori, gli unici qualificati a redigere il rapporto che integrerà il Curit degli impianti censiti, segnaleranno le anomalie, emetteranno prescrizioni di adeguamento e, per gravi carenze, avvieranno l’iter di sospensione dell’esercizio degli impianti termici non conformi.


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