Sabato su Bergamo Tv la catechesi del vescovo

Sabato su Bergamo Tv
la catechesi del vescovo

Appuntamento alle 20 per un cammino che mette al centro il valore delle relazioni.

Credo negli esseri umani. Credo negli esseri umani che hanno coraggio. Credo negli esseri umani che il coraggio di essere umani. È questa la scommessa per far crescere il livello di qualità delle relazioni che - attraverso le note della canzone di Marco Mengoni - introduce il momento di riflessione che il vescovo Francesco Beschi ogni sabato sera offre su BergamoTV alle ore 20 (le puntate sono rivedibili sul sito della diocesi e della televisione).

Il cammino iniziato settimana scorsa ponendo l’attenzione sul valore delle relazioni, trova una particolare attuazione nella quotidianità del lavoro e della festa, il secondo dei cinque ambiti della vita dell’uomo che la Chiesa è invitata ad abitare. Lavoro e festa sono un bisogno esistenziale, prima che un dovere o un diritto. Il rischio della perdita di significato della festa è legato alla fragilità del lavoro: il lavoro che non c’è o è poco dignitoso, il difficile rapporto tra lavoro e famiglia, la minaccia di una flessibilità che diventa precarietà, la disoccupazione specialmente giovanile.

Si avverte però la necessità di invertire il rapporto: non è soltanto il lavoro a trovare compimento nel riposo, ma è soprattutto il giorno della gratuità che può risuscitare il valore del lavoro. La festa è week-end/fine settimana, o sun-day/giorno del Signore? (Letteralmente in inglese è giorno del sole, quello che è per noi la domenica dal latino dies Domini). La risposta cristiana a questa domanda chiede una vera e propria voglia di uscire fuori dalle parrocchie per incontrare il territorio, in luoghi e non-luoghi che solitamente non sono soliti riceverla. Vivere la festa cristiana consegna un’etica e una catechetica del lavoro. È compito primario dei laici: un itinerario che parte dalla piazza, viene rivisitato all’ombra del campanile, per poi tornare a provocare la piazza, alla luce della fede. Nella Evangelii Gaudium Papa Francesco mette in guardia dall’avere fiducia solo nelle strutture e nelle pianificazioni ecclesiali.

Il lavoro è il campo da gioco di una «Chiesa in uscita». La Messa della festa, la liturgia eucaristica domenicale è la fonte e la forma della vita cristiana. Non si «aggiunge» alla vita, come ornamento, ma la plasma. Dice il Papa nell’Enciclica Laudato Sii: «Nutrirci di quel Pane significa entrare in sintonia con il cuore di Cristo, assimilare le sue scelte, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. Significa entrare in un dinamismo di amore e diventare persone di pace, persone di perdono, di condivisione solidale». «Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gioioso che contempliamo nella letizia».

L’ambito del lavoro e della festa apre la via del Trasfigurare: il lavoro trasfigura la festa perché ne trova energia e la festa trasfigura il lavoro perché ne determina lo stile.

In questa seconda tappa, domandiamo al nostro vescovo che ci guida nella riflessione: come vivere la festa cristiana non passivamente, ma come un mezzo per approfondire la dimensione relazionale, con Dio e con i fratelli attraverso il pane quotidiano del lavoro? Come aiutare a formulare un giudizio aggiornato della comprensione del lavoro e della domenica come giorno del Signore?


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