«Scalo merci, proroga per Bergamo» L’ipotesi è di mantenerlo oltre il 2017

«Scalo merci, proroga per Bergamo»
L’ipotesi è di mantenerlo oltre il 2017

«Il termine non sembrerebbe così inderogabile». L’assessore regionale Alessandro Sorte usa un condizionale, ma l’ipotesi è concreta. Si parla della possibilità di far rimanere a Bergamo lo scalo merci oltre la data di chiusura fissata per il 31 dicembre 2017.

Archiviata l’ipotesi di Verdello (per il no del Comune di Levate), tramontata quella di Treviglio-Caravaggio, a prendere quota nelle ultime settimane era stata l’alternativa di Terno d’Isola. Che resta sul tavolo, insieme, però, quindi, alla possibilità di continuare a lavorare a Bergamo. Per fare il punto il presidente della Provincia Matteo Rossi ha già convocato in Via Tasso un vertice per il 18 gennaio con lo stesso Sorte e i sindaci coinvolti, Giorgio Gori per la città e Corrado Centurelli per Terno. Senza il consenso dei territori, infatti, non si va da nessuna parte. Come ribadisce l’assessore Sorte: «Qualsiasi percorso andrà comunque costruito col sindaco Gori e col sindaco Centurelli, non in contrapposizione». Proprio l’opposizione dei Comuni interessati ha fin qui bloccato alcuni progetti (da Levate appunto a Caravaggio). Il punto, quindi, adesso sta capire quali sono le intenzioni di Palafrizzoni.

In questo clima di incertezza, i più preoccupati sono gli operatori. «Negli incontri avuti in Regione abbiamo fatto presente che un anno passa in fretta e che quindi serve una soluzione il prima possibile. Che sia Bergamo o altrove poco importa, l’importante è garantire una continuità del servizio e poter andare avanti a lavorare», interviene Andrea Callioni, titolare della Cisaf, la società che gestisce lo scalo merci. Callioni non nasconde che negli ultimi anni «c’è stato un tracollo delle attività, perché il messaggio che arriva è che non ci siano tempi certi. In questa situazione è difficile chiudere i contratti e molti clienti se ne vanno. Uno, ad esempio, ha perso cinque treni da un milione di euro l’uno, con una perdita di 5 milioni di euro su un fatturato di qualche decina di milioni di euro: così non si può andare avanti».


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