«Sci, la crisi è drammatica Aprire prima del 15 febbraio»

«Sci, la crisi è drammatica
Aprire prima del 15 febbraio»

La richiesta al governo dell’Unione comunità montane e dei gestori. Mazzoleni: serve un ritorno alle imprese di almeno il 70 per cento dei costi.

Riapertura anticipata e non dal 15 febbraio degli impianti sciistici. È la richiesta che l’Unione nazionale delle Comunità e degli enti montani (Uncem) ha fatto martedì, partecipando all’audizione nella VII Commissione della Camera dei deputati sulla situazione degli impianti sciistici richiesta nei giorni scorsi dalla Lega alla presenza dei rappresentanti dei gestori delle piste e del Cai.

L’Uncem, rappresentata da Alberto Mazzoleni, già presidente della Comunità montana Val Brembana, membro di Giunta nazionale e vicepresidente della delegazione lombarda, ha presentato le osservazioni sulla bozza del decreto legislativo in merito, scaturite da un confronto con gli enti locali montani. «Un paradosso però parlare ora di demani sciabili, in un momento nel quale il comparto turistico invernale sta attraversando una situazione drammatica - ha dichiarato Mazzoleni –. Per un settore che vale, in Italia, qualcosa come 11 miliardi di euro di fatturato con l’indotto e nella sola provincia di Bergamo circa cento milioni e 7.000 posti di lavoro, la crisi è già cominciata. Anzi, non è mai finita. Partire a metà febbraio significa non ripartire, con l’aggravante che, a crisi epidemica finita, non ci sia nemmeno più la forza di rialzarsi con ripercussioni socioeconomiche gravissime per la montagna. Chiediamo che il governo e il parlamento intervengano con immediati e concreti ristori al settore e all’indotto, anche sul modello francese che ritorna alle imprese il 70% dei costi incomprimibili». In audizione, il rappresentante di Uncem ha poi avanzato proposte per il settore e condivise dagli intervenuti, tra i quali il deputato Daniele Belotti: permettere la riapertura anticipata rispetto al 15 febbraio e in sicurezza, così come garantito da tutti gli impiantisti che hanno investito milioni di euro per adempiere alle richieste previste nei protocolli nelle nuove norme anti Covid.

Quindi si chiede di emendare pesantemente il progetto Recovery Plan nel quale il termine «montagna» non esiste nemmeno, che sarà portato all’attenzione del Parlamento nelle prossime settimane, inserendo il «Piano montagna» discusso più volte coi ministeri e negli Stati generali della montagna, del quale non si trova traccia nel documento approvato.

«La situazione degli impianti sciistici è drammatica – dichiara il deputato Daniele Belotti – e gli interventi degli operatori del settore hanno confermato la gravità del momento che sta vivendo tutta la montagna. Se non si riapriranno al più presto le piste si rischia la chiusura definitiva di centinaia di imprese, perché, come è stato ribadito nel corso dell’audizione, nell’ultimo anno gli impianti di risalita sono rimasti aperti solo due mesi che potranno diventare al massimo tre/quattro fino a dicembre 2020. Quale società può sopravvivere se lavora solo tre mesi su 20? Ecco perché è fondamentale parificare gli impianti di risalita ai mezzi dei trasporti pubblici locali: se si possono utilizzare bus e metro contingentando gli accessi, allo stesso modo lo si può fare con funivie e seggiovie, tenendo conto che la durata media di risalita è ridotta a soli 10 minuti».


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