«Serve un lavoro di squadra in centro» Tiziana Fausti dopo i raid: non dormivo più

«Serve un lavoro di squadra in centro»
Tiziana Fausti dopo i raid: non dormivo più

Dopo l’ennesimo colpo in centro a Bergamo, torna a parlare Tiziana Fausti, pesantemente segnata dalle spaccate subite nei mesi scorsi: «La notte non dormo più».

Sono sette colpi in quattro anni. Tutti in centro, tutti a scapito di negozi di alta gamma. Spaccate che hanno messo a dura prova le vittime anche sul piano economico. Si parte il 22 gennaio 2014 con il furto da Marega: 55 mila euro di pellicce. L’anno seguente, il 16 marzo 2015, un’auto ariete sfonda la gioielleria Curnis. Risultato: colpo da un milione. Sempre Curnis viene preso di mira nel novembre del 2016: altri 200 mila euro in orologi vengono trafugati dalla vetrina sfondata. Il 22 giugno 2017 è la volta di Tiziana Fausti dove il bottino supera i 100 mila euro. Pochi mesi dopo, il 2 novembre, tocca alla pellicceria Pagano: un colpo da 500 mila euro. Il 23 novembre altra spaccata da Tiziana Fausti dove vengono rubati capi per 150 mila euro. L’ultimo furto l’altro ieri, alla boutique Bernè di via Borfuro. Anche in questo caso il valore della merce è ingente: si parla di 100 mila euro.

Ed è proprio Tiziana Fausti a commentare quanto sta succedendo in centro e le spaccate che l’hanno colpita, con i responsabili mai individuati. «Sono colpi pesanti che arrivano in momenti difficili, situazioni che possono diventare insostenibili – afferma l’imprenditrice bergamasca –. Soprattutto dopo il secondo colpo diventi vulnerabile, perché temi che possa succedere sempre. Sono arrivata a non dormire più la notte, allora lo scorso dicembre ho deciso di ingaggiare una guardia che girasse attorno ai negozi, sono iniziative che dovrebbe però assumere il Comune. Ho messo anche dei panettoni e strutture davanti alle vetrine, ma mi rendo conto che esteticamente sono brutte». Tiziana Fausti auspica un lavoro di squadra: «Come categoria tendiamo ad essere schivi, ma così il problema non si risolve – riflette –. Potremmo affrontarlo insieme, coinvolgendo le associazioni di categoria, particolarmente sensibili e solidali, il Comune e anche il prefetto. Il problema è serio, sarebbe bello se Bergamo potesse essere la prima città in Italia che si tutela contro gli assalti di queste bande».


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