Studenti a casa un’altra settimana Lezioni a distanza con le piattaforme web

Studenti a casa un’altra settimana
Lezioni a distanza con le piattaforme web

Coronavirus, accolta la richiesta della Regione: studenti a casa un’altra settimana. Ma istituti aperti per l’ordinaria amministrazione e la didattica a distanza. Domenica 1° marzo il Decreto.

L’ufficialità arriverà solo con il Dpcm (il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte) atteso per domenica 1° marzo, ma secondo le anticipazioni fornite da Regione Lombardia la scuola si fermerà ancora per una settimana. Gli oltre 136 mila studenti delle scuole statali bergamasche, a cui vanno aggiunti anche i 19 mila delle scuole dell’infanzia paritarie e le migliaia che frequentano le paritarie degli altri gradi di istruzione, si possono quindi preparare a un’altra settimana di pausa in cui le lezioni verranno impartite loro tramite piattaforme e-learning, a distanza. I dettagli del nuovo provvedimento saranno noti solo oggi, ma il governo sembra aver accolto le richieste del Pirellone, che erano supportate dal parere degli esperti della sanità regionale.

L’annuncio è arrivato in diretta tv: è stato l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera, a dichiarare al TgR Lombardia che da parte dal governo c’è «sostanziale adesione alle nostre richieste». L’assessore ha poi parlato di alcuni approfondimenti necessari, «ma per quanto riguarda le scuole l’ordinanza sarà prorogata per un’altra settimana».

Tra gli aspetti da chiarire, e sui quali le stesse scuole stanno aspettando delucidazioni, c’è quello relativo alle modalità di accoglimento di Regione Lombardia: dopo una settimana di chiusura totale degli istituti, la proposta del Pirellone al governo è stata quella di procedere invece a una sospensione delle attività. «Il che significa che gli alunni non sono tenuti ad andare a scuola – spiega Salvo Inglima, segretario provinciale di Cisl Scuola – ma che gli istituti sono aperti per l’ordinaria amministrazione e chiusi al pubblico. Sembrerebbe questa la richiesta fatta dagli amministratori».

I dettagli nel provvedimento

Ma c’è un ma. «Per i non addetti ai lavori – continua Inglima – è facile utilizzare come sinonimi, in relazione alla scuola, i termini “chiusura” e “sospensione”, quindi non vorremmo si fosse creato qualche equivoco. Anche in caso di sospensione i docenti sarebbero a casa, ma gli assessori nei giorni scorsi hanno parlato della possibilità per loro di recarsi a scuola per curare la didattica a distanza. La presenza dei docenti a scuola in regime di sospensione delle lezioni sarebbe una novità assoluta, perché finora non è prevista dalla prassi scolastica. Per realizzarsi comunque dovrebbe essere disciplinata nel dettaglio nel Dcpm, che quindi attendiamo di leggere».

Ogni dubbio verrà dipanato questa mattina, quando verrà pubblicato il documento a cui il governo ha lavorato nelle ultime ore. »In ogni caso – conclude Inglima – la didattica a distanza che le scuole dovrebbero applicare per ovviare alla mancanza di lezioni in presenza per la scuola superiore è più semplice rispetto a quello che può essere fatto negli istituti comprensivi, dove la dimestichezza con gli strumenti informatici per i ragazzi non è così ovvia. In alcune scuole superiori comunque la didattica a distanza già si faceva, e questa è stata l’occasione per metterla a punto in tutti i suoi aspetti, accentuandola».

Anche il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha sottolineato la necessità di lavorare sulle scuole che, prima d’ora, non avevano ancora messo a punto una didattica digitale. Il ministro ha annunciato che in questi giorni al ministero è stata istituita una task force che potesse essere di supporto alle scuole che «in questo momento ancora non sono virtuose nelle modalità di didattica a distanza».

La deroga ai 200 giorni

Un gruppo di lavoro che sta lavorando in stretto contatto con gli uffici scolastici territoriali, per dare a tutti gli strumenti necessari ad affrontare la nuova settimana di emergenza.

Nel frattempo il governo ha lavorato anche a un altro provvedimento che riguarda il mondo della scuola: la deroga al limite di 200 giorni minimi per la validità dell’anno scolastico. Per considerare un anno scolastico valido infatti devono essere effettuati almeno 200 giorni di lezione.

Adesso il governo ha stabilito una deroga a questo limite per le Regioni interessate dai provvedimenti di emergenza, così come era stato fatto negli anni passati per le aree in cui si erano verificati gravi terremoti.


© RIPRODUZIONE RISERVATA