Stufe e camini, i produttori insorgono:
«Non siamo la causa dello smog»

Non condividono il protocollo messo a punto dal tavolo provinciale dell’aria che, tra le varie misure, dispone il divieto di usare stufe e caminetti al fine di contenere, nei soli periodi di allerta, le polveri sottili.

Sono gli operatori e produttori di camini e stufe. Il motivo lo spiega Marco Invernici, ideatore e venditore di impianti di riscaldamento a legna e pellet, iscritto ad Anfus (associazione nazionale fumisti e spazzacamini) e ad Assocosma (associazione costruttori stufe): «Il problema è condiviso da tutti i produttori e operatori del settore, anche perché solo in Bergamasca è stato adottato un provvedimento simile».

Pronta la replica di Arpa: «Il 7% del riscaldamento lombardo è a biomassa, ma pesa più degli altri combustibili. La legna bruciata è la prima sorgente di Pm10 primarie in Lombardia» spiega Guido Lanzani, responsabile qualità dell’aria di Arpa Lombardia.

Secondo il protocollo predisposto da Provincia, Ats, Arpa, Atb e Comuni, superati i livelli di Pm10 oltre i limiti di legge per 7 consecutivi scatta il divieto di utilizzo della legna e del pellet come riscaldamento, a meno che non sia l’unica fonte di cui si dispone. «È vero – contesta Invernici – che producono Pm10, ma non aumentano il CO in atmosfera come fanno tutte le fonti di energia fossile, al punto di essere incentivati fiscalmente dallo Stato e promossi dal protocollo di Kyoto».

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